Usura, vittime raddoppiate: nel mirino anche le palestre (e commercianti in difficoltà)

Martedì 16 Marzo 2021 di Camilla Mozzetti
Usura, vittime raddoppiate: nel mirino anche le palestre (e commercianti in difficoltà)

Il comune denominatore è la resistenza anche se poi, a seconda delle parti in gioco, il risultato cambia: più si affievolisce, per la crisi indotta dal Covid-19, quella di imprenditori, commercianti, liberi professionisti più dilaga la capacità pervasiva delle organizzazioni criminali nel far leva sulle difficoltà altrui per rafforzare il proprio predominio. A tal punto che nella Capitale solo nell’ultimo trimestre sono raddoppiate le richieste d’aiuto allo sportello antiusura della Confcommercio e quelle rivolte all’Associazione Legge3.it che sostiene le vittime del sovrindebitamento. A presentarle anche nuove “categorie” come titolari di palestre o imprenditori del settore turistico e culturale.

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Trecento richieste complessive di soccorso raccolte nel solo mese di febbraio danno la misura di un fenomeno che nella Capitale avanza indisturbato sotto l’occhio attento delle forze dell’ordine, mentre la Regione Lazio con il fondo da 4 milioni di euro per le vittime di usura negli ultimi giorni sta analizzando tre richieste - un numero enorme rispetto alla media annuale del passato - a cui erogare finanziamenti “salvavita” a fondo perduto. «Fino a prima del Covid il 51% delle richieste di aiuto provenivano da famiglie - spiega Luigi Ciatti dello sportello antiusura della Confcommercio - da qualche mese sono calate al 30%; il restante 70% sono commercianti, imprenditori, artigiani e professionisti». E se in un passato non remoto ci si poteva illudere che le “vittime” predilette fossero ristoratori o negozianti, la platea oggi conta anche persone che fino a ieri le storie di usura le avevano lette sui giornali.

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La storia

Ettore - lo chiameremo così - è il titolare di una palestra e due settimane fa la minaccia di finire nelle mani degli usurai l’ha letta negli occhi di chi si è fatto avanti per prestargli del denaro. «È un uomo che si allenava da me - racconta Ettore - rimasto senza lavoro, mi ha cercato per sapere se avevo bisogno di una mano, mi ha assicurato di potermi aiutare a reperire un prestito». Così Ettore ha chiesto informazioni per 5 mila euro. «Mi ha chiamato - prosegue l’uomo - dopo 48 ore e mi ha detto che non c’erano problemi ma che ne dovevamo parlare di persona. Ed è stato lì che ho capito». Quando i due si incontrano al titolare della palestra vengono offerti «Cinquemila euro subito, anche il giorno stesso, con rientri fissi a 100 euro a settimana. Le premetto - conclude Ettore - che quest’uomo non lavorava in banca né in finanziarie. Ho capito che c’era qualcuno dietro di lui e ho rifiutato».

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Non si esclude l’ipotesi che le ormai note (e tutt’altro che disarticolate) organizzazioni criminali operanti a Roma abbiano iniziato ad avvalersi di persone rimaste senza lavoro, da inserire nel sistema. Cosa fanno le autorità? Di prassi le indagini scattano solo a fronte di una denuncia ma per il comparto delle aziende dalla Prefettura è partita un’attenta vigilanza dei fenomeni relativi all’impiego di capitali illeciti attraverso il Gia, il Gruppo ispettivo antimafia, che si avvale di strumenti informatici, da ultimo la piattaforma Rex messa a disposizione dalla Camera di commercio. Tecnicamente le aziende vengono selezionate sulla base di precisi indicatori come, ad esempio, i cambi repentini degli assetti proprietari. E ad oggi sul comparto delle oltre 100 mila imprese di Roma e provincia, diverse decine sono finite sotto la lente di ingrandimento, mentre il primo marzo a un’azienda è stato notificato il diniego di iscrizione in “White list” che equivale a un’interdittiva preventiva antimafia.
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Ultimo aggiornamento: 23:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA