Willy Monteiro, indagini sui redditi dei due fratelli Bianchi. Oggi i funerali

Sabato 12 Settembre 2020 di Alessia Marani
​Willy, indagini sui redditi dei due fratelli Bianchi

Adesso i quattro presunti assassini di Willy Monteiro Duarte rischiano l’ergastolo. Alla luce dei primi risultati dell’esame autoptico e delle dichiarazioni rese nelle ultime ore da nuovi testimoni, la Procura di Velletri ha cambiato capo di imputazione per i fratelli Gabriele e Marco Bianchi e i loro due amici Mario Pincarelli e Francesco Belleggia (l’unico ai domiciliari) da omicidio preterintenzionale in omicidio volontario aggravato dai futili motivi. La relazione preliminare dei medici legali di Tor Vergata diretti da Giovanni Arcudi sull’autopsia del giovane cuoco di origini capoverdiane non lascerebbe spazio a dubbi: l’aggressione avvenuta nella notte tra sabato e domenica scorsi a Colleferro è stato un autentico raid omicidiario. Un assalto prolungato, messo a segno con una rapida successione di colpi contundenti che hanno provocato polifratture al collo, al volto e all’addome del ragazzo che non ha avuto nemmeno il tempo di reagire. Colpi dati da persone esperte di pugni e arti marziali e, dunque, sferrati da mani pericolose come armi. 

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Su Willy le lesioni sono state tante e tali, dunque, da averlo indotto allo choc e all’arresto cardiocircolatorio. Le indagini dei Carabinieri, intanto, proseguono. Anche ieri sono stati ascoltati nuovi teste che hanno assistito al pestaggio in largo Oberdan. Mentre non sono state ancora individuate le tre ragazze con cui i Bianchi hanno detto di essersi allontanati dalla zona dei locali di Colleferro per fare sesso vicino al cimitero prima di ricevere la telefonata e correre a picchiare Willy. Intanto, per motivi cautelativi sono state ritirate delle armi, regolarmente detenute, che avevano in casa Ruggero Bianchi, padre di Gabriele e Marco, e Stefano Pincarelli, genitore di Mario. Chiusa dopo un controllo dei militari del Nas e del Nucleo Tutela Lavoro, della polizia amministrativa e della Asl locale, per cinque giorni la palestra Millennium di Lariano dove i Bianchi praticavano la Mma, disciplina che usa pugni e calci per il combattimento, in seguito a gravi violazioni amministrative. 

Parallelamente la Procura ha avviato una indagine sui redditi della famiglia Bianchi e degli altri indagati, redditi che a una prima lettura non giustificherebbero il tenore di vita ostentato soprattutto dai due fratelli. Un fascicolo che da tipo amministrativo è destinato a divenire fiscale e, quindi, delegato alla Guardia di Finanza. Gabriele aveva rilevato da poco una frutteria nel centro di Cori (Lt) ma chi lo conosce bene sostiene che non ci andava così spesso. Più che dietro il banco delle verdure, il 26enne stava in giro fino a notte fonda, dopo le serate passate nei locali. Erano quasi sempre insieme lui e Marco, 24 anni, a fare loro da “autista” l’amico Vittorio T., che anche la notte dell’omicidio di Willy li aveva portati nella zona della movida di Colleferro, a bordo della loro Audi Q7 insieme con Omar S. e Michele C.. E non era certo il padre, Ruggero, a potere provvedere al loro mantenimento dal momento che risulta percepire il reddito di cittadinanza.

Nel passato dei fratelli Gabriele e Marco Bianchi ci sono indagini per cocaina, oltre che per rissa, lesioni e armi. Marco, in particolare, fu arrestato nel maggio del 2018 dai carabinieri di Velletri per stupefacenti. Il villone della loro famiglia, con palme alte più di dieci metri, una enorme cancellata in ferro con sopra stagliate una “F” e una “B” (famiglia Bianchi) e telecamere a difesa, spicca tra le campagne della frazione Colubro di Artena. In realtà è una bifamiliare, l’altra metà abitata da un parente ai domiciliari per droga. La svolta dei pm che ieri hanno riqualificato l’accusa in omicidio volontario è arrivata a poche ore dal funerale di Willy Monteiro che si svolgerà stamani nel campo sportivo comunale di Paliano. Alle esequie parteciperanno anche il presidente del consiglio, Giuseppe Conte e il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. La famiglia di Willy ha chiesto «opere di bene al posto di omaggi floreali e, per chi lo desiderasse, di partecipare indossando una maglia o una camicia bianca, come simbolo di purezza e gioventù». Ieri mamma Lucia, papà Armando e la sorella minore Milena hanno trascorso la giornata alla camera ardente di Willy allestita all’obitorio del policlinico di Tor Vergata. Hanno saputo dalla radio mentre rientravano a casa accompagnati da un amico che l’accusa è diventata di omicidio volontario. «Ma non abbiamo nulla da commentare, non cerchiamo vendette, ci penserà la giustizia». 
 

Ultimo aggiornamento: 13 Settembre, 07:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA