Willy, l’amico difeso: «L’hanno ucciso e non c’ero, mi sento in colpa. Lui voleva solo aiutarmi»

Martedì 8 Settembre 2020 di Alessia Marani
Willy, l amico difeso: «L hanno ucciso e non c ero, mi sento in colpa. Lui voleva solo aiutarmi»

Si è chiuso in casa, è sotto choc, quello che doveva dire lo ha messo nero su bianco a sommarie informazioni nella caserma dei carabinieri di Colleferro e lo ha ripetuto ai genitori e agli amici più stretti, quando ha capito che il suo amico Willy Monteiro Duarte, 21 anni come lui, e suo ex compagno di classe all’istituto alberghiero di Fiuggi, ha perso la vita dopo essere intervenuto a sua difesa nella notte tra sabato e domenica davanti ai locali della movida della cittadina. Si sente in colpa anche se, ovviamente, non ha responsabilità. Domenica sera è voluto andare anche lui nei giardinetti di largo Oberdan dove Willy è stato ucciso per deporre fiori in suo omaggio. C’erano anche la sorella del ragazzo di origine capoverdiana, Milena, due cugini e uno zio, oltre ai sindaci di Colleferro, Paliano e Artena. 

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Non immaginava la tragedia quando, quella notte, è tornato a casa a dormire dopo essersela vista brutta con alcuni di quei ceffi tutti muscoli e tatuaggi della gang. Uno di loro gli aveva rifilato un cazzotto, Willy che lo aveva riconosciuto e aveva visto la scena, li aveva esortati a smetterla. Ma, capita la malparata, F. Z. e i suoi amici avevano deciso di lasciare perdere e di andarsene in fretta. Del resto ormai erano passate le tre e la serata si poteva dire conclusa. Questo è il racconto del giovane che adesso è spaventato, un po’ come lo sono gli altri ragazzi, tutti giovanissimi, testimoni del delitto. Hanno paura di ritorsioni, anche se i quattro arrestati dovranno fare i conti con la giustizia. Sono accusati di omicidio preterintenzionale in concorso.

Lei aveva discusso con alcuni dei ragazzi che hanno picchiato Willy Monteiro, gli chiedono in caserma.
«Io ero con i miei amici sulle scalette davanti ai locali di via Santa Caterina, quelle che portano su largo Oberdan. Ci andiamo spesso, d’altronde in paese non ci sono molti punti di ritrovo e in quello slargo terrazzato arrivano un po’ da tutti i paesi intorno. Era una serata come le altre, stavamo bene, stavamo scherzando, calmi e tranquilli. A un certo punto si avvicinano due ragazzi, muscolosi e tatuati, uno dei quali ha rivolto degli apprezzamenti molto pesanti alla fidanzata di un mio amico. Mi è venuto istintivo di dirgli di farla finita, che non si doveva permettere di dire certe cose a una donna. E in tutta risposta ci ho rimediato un pugno».

E poi che cosa è successo?
«Willy stava passando, era lì vicino con altri suoi amici, ci conosciamo per via della scuola frequentata insieme all’alberghiero», a domanda risponde il ragazzo. «Si è girato, ha visto che se la stavano prendendo con me e ha detto loro di lasciarmi stare. Lui era un buono, un generoso, un ragazzo che aiutava gli altri».

È in quel momento che hanno pestato Willy?
«No. Ma in quel momento gli altri amici e io ci siamo guardati. Avevamo capito che quelli là cercavano “rogna”, non ci piacevano per niente. Ho detto a tutti che era meglio andarcene, che era inutile reagire, sentivo che tirava una brutta aria».

Lei se ne va?
«Sì, ce ne siamo andati. Sono rientrato a casa. Non potevo immaginare che, nel frattempo, se l’erano presa con Willy. Ho capito solo dopo che erano tornati là sul posto o che avevano chiamato rinforzi. Non so esattamente come sia andata».

Il ragazzo è sconvolto mentre riferisce quanto accaduto in quella notte, pochi minuti che hanno spazzato via l’esistenza di un amico, distrutto la sua famiglia. Racconta lo choc dopo la telefonata dei carabinieri...
«Verso le 7 del mattino, ho appreso che Willy era stato massacrato di botte, che l’ambulanza l’aveva portato in ospedale ma che non ce l’aveva fatta comunque. Mi hanno chiamato i carabinieri per dirmi di andare in caserma, sono ancora sconvolto», ha detto agli amici. 
 

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