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Willy Monteiro, «Un minuto e mezzo per ucciderlo»: e la mamma sviene in aula

Giovedì 24 Giugno 2021 di Adelaide Pierucci
Willy Monteiro, «Un minuto e mezzo per ucciderlo»: e la mamma sviene in aula

Un minuto e venticinque secondi per uccidere senza pietà. È stata un'azione fulminea, rapida e molto aggressiva, di gruppo, quella con cui, lo scorso 6 settembre, in una nottata di movida a Colleferro, è stato ucciso senza motivo Willy Monteiro Duarte. Mentre ieri, in un'aula del tribunale di Frosinone, gli investigatori ricostruivano i passaggi di fronte alla Corte di Assise, la mamma del ventunenne di Paliano è dovuta uscire. Si stava accasciando in terra. Sul banco degli imputati, i fratelli Gabriele e Marco Bianchi, violenti, appassionati di droghe e arti marziali, e i loro amici Francesco Belleggia e Mario Pincarelli. Ieri hanno testimoniato i sei carabinieri che hanno avviato le indagini. «Con i fotogrammi della telecamera di videosorveglianza, poi confermati dallo screenshot inviato da uno dei testimoni, è possibile affermare che l'aggressione costata la vita a Willy Monteiro Duarte è durata un minuto», ha spiegato Agatino Roccazzello, comandante Nucleo operativo radiomobile di Colleferro.

Willy, il comandante dei carabinieri: «Colpito come se fosse stato un pallone». La mamma esce dall'aula


LA RICOSTRUZIONE
La ricostruzione è lineare e allarmante. «In un minuto e 25 secondi - ha precisato meglio il sottufficiale - sono scesi dall'auto, hanno picchiato, sono tornati nell'auto e sono andati via». L'orario esatto è stato registrato dalle telecamere della vicina caserma dei carabinieri, che inquadravano le aree di parcheggio dove si è fermata l'auto dei Bianchi. «Alle 3.23 è arrivato il Q7 dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi, con a bordo tre loro amici, sono scesi e alle 3.24 sono ripartiti portando via anche Belleggia».

«Era una notte d'estate normale, di movida - ha spiegato invece il comandante della stazione di Colleferro, il maresciallo maggiore Antonio Carella - Ero nel bagno della caserma, che ha una botola che da su via Buozzi, dove sono successi i fatti. Alle 3,30 ho sentito delle urla non normali, forti e una donna che gridava». E ancora: «Sono sceso in strada in abiti civili. Una persona mi ha raccontato cos'era successo e mi sono precipitato in strada. Uno dei presenti mi ha detto che erano stati dei ragazzi di Artena a ferire Willy, gli ho dato il mio numero e gli ho chiesto se avesse un video, una foto dell'aggressione». Quell'immagine è stata fondamentale: «La foto mi è arrivata alle 3,49 con una targa, quando era da poco giunta l'ambulanza a caricare Willy, sul centro del marciapiede. Risaliti all'intestataria del suv, la moglie del fratello maggiore dei Bianchi, siamo andati ad Artena. Alle 3,55 siamo arrivati in via cardinal Scipioni, dove c'è il locale del fratello, stavano entrando nel bar. Li abbiamo chiamati, erano nervosi, inizialmente hanno fatto finta di non sentirci. Nel locale abbiamo cercato di approcciarli, abbiamo preso un caffè con loro e, mentre parlavo con i Bianchi, mi è arrivata la telefonata per comunicarmi che Willy era morto».

 


Come è stato ucciso Willy è tornato a spiegarlo Roccazzello, il comandante del Radiomobile. A quel punto, la mamma del giovane, piangendo, è uscita dall'aula. «Gli imputati erano tutti e quattro presenti e con parte attiva. I fratelli Bianchi - ha raccontato scendono repentinamente dal suv, parcheggiano. L'atteggiamento di Pincarelli e Belleggia, in particolare, sembra quasi remissivo, quello di un chiarimento verbale, poi sembrano prendere coraggio con l'arrivo dei Bianchi. Willy viene colpito da un calcio, cade, tenta di rialzarsi e viene colpito nuovamente. Sia Belleggia che Pincarelli colpiscono Willy quando è già a terra e non può reagire. Pincarelli va a colpire con dei pugni Willy, Belleggia sferra un calcio come se colpisse pallone, dal basso verso l'alto». A parziale conferma dell'ultimo sfregi, ci sarebbe la traccia, trovata sulla scarpa di Belleggia, del dna di Samuele Cenciarelli, l'amico di Willy che si sarebbe buttato su di lui per salvargli la vita.

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