Cinghiali a Roma, «quegli animali sterminati, un’accusa per la comunità»

Martedì 20 Ottobre 2020 di Marco Pasqua

Le immagini dell’uccisione della famiglia di cinghiali, all’Aurelio, hanno fatto discutere tutti. I lumini e i disegni apparsi il giorno dopo nella zona incriminata, danno la misura di quanto questa vicenda abbia toccato i romani (tanto che Raggi ha annunciato una commissione di inchiesta e una svolta nell’approccio alla problematica). Una storia che non è “soltanto” una pura e semplice questione degli animalisti. Lo racconta bene Eleonora Scaldaferri, studentessa di filosofia, di 22 anni, dell’Università di Roma Tre, che ha buttato giù il suo pensiero su quello che non deve essere “solo un fatto di cronaca”. «Vorrei che scuotesse le coscienze in profondità. Vorrei che non passasse come una pura questione animalista – scrive - È una questione che riguarda gli uomini e la vita. E gli uomini che sottraggono la vita. Vorrei che si capisse che non è stato l’atto inumano di un singolo, ma di una comunità». «Disfarsi di un problema nel modo più semplice e meno costoso possibile – sottolinea - Come se il problema lo costituisse il cinghiale, che viene a cercare cibo in una città che diventa sempre più sporca sotto ai nostri occhi e non l’incuria e l’inefficienza di chi ha il compito di tenere pulita la città e le sue strade per prevenirne il degrado e che, invece, interviene solo dopo, per gettarne via i corpi». 

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