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La festa del figlio come un rave ma prima dell’auto-isolamento

Mercoledì 11 Marzo 2020 di Raffaella Troili
La festa del figlio come un rave ma prima dell’auto-isolamento

C’erano una volta le feste a casa. Invitati o no, un centinaio di ospiti. Un numero spaventoso ingestibile per come è andata a finire. C’erano sempre gli imbucati, gli amici degli amici, gli sconosciuti. E il salone di casa diventava improvvisamente un rave party, i mobili finivano ammassati contro i muri, i bicchieri inevitabilmente a terra. 
I genitori invisibili non facevano una piega ma di fatto grandi danni non c’è n’erano al massimo dopo due giorni scoprivi che qualcuno era ancora dentro casa, sotto i cappotti.
Ora i genitori, pochi eroi, vogliono la lista degli invitati, e fanno bene. Si fanno ospitare da vicini, nonni, si barricano in cucina o in terrazzo, ma non basta. Le feste (prima del blocco auto-imposto per via del virus) degenerano, sempre più difficile neutralizzare i non graditi, i “grandi” quelli che si presentano con l’alcol e che la figlia imbarazzata fa finta di non conoscere... 
A mamma, in finestra o al citofono, pur tardona, non sfugge il tintinnio delle bottiglie di vodka, corre per le scale mentre il marito più riflessivo prende (perde?) tempo. Intanto la festa degenera, ma lui è rimasto hippy, rallentato, incosciente. Avrà bevuto anche lui?
raffaella.troili@ilmessaggero.it

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