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CrimiNapoli / 21: David Petillo, il capo mafia americano che veniva da Pollica in Cilento

Venerdì 11 Marzo 2022 di Gigi Di Fiore
CrimiNapoli / 21: David Petillo, il capo mafia americano che veniva da Pollica in Cilento

Di lui, ha accennato anche Dario Vassallo nella sua audizione alla commissione parlamentare antimafia. Il fratello di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” ucciso la notte del 5 settembre 2010 a colpi di pistola mentre rientrava nella sua casa di Acciaroli frazione di Pollica, ricordò di quel boss mafioso che aveva fatto strada negli Stati Uniti emigrato dal Cilento.

Quel boss si chiamava David Petillo e la sua famiglia ha ancora delle proprietà ad Acciaroli, la località del delitto del sindaco, rimasto ancora senza colpevoli. Dario Vassallo ricordò la figura di Petillo come esempio di personaggi discutibili, presenti anche nel Cilento dal richiamo turistico.

La storia

David Petillo era nato a New York nel 1908. Il padre, Antonio, era arrivato negli Stati Uniti a 23 anni dal Cilento. Cittadino di Pollica, dove era nato nel 1865. Era uno dei tanti emigranti, partiti dall’Italia in cerca di fortuna. Dalla moglie Michelina Lamberti ebbe sei figli. Si mise a lavorare come autista, prese la cittadinanza americana, ma il suo quarto figlio, David, iniziò ben presto una carriera criminale frequentando ambienti equivoci di New York. Era nel gruppo di Giosué Aiello, un italo-americano di origini napoletane, che controllava un quartiere nel Lower East Side intorno a Cherry Street Jones. Di note tendenze bisessuali, Petillo non ebbe difficoltà, insieme con il suo amico Charles Gagliodotto, a distinguersi come killer nel clan mafioso di Aiello. I rapporti federali dicono che, per confondere le vittime, i due si vestivano da donna e poi uccidevano. Ma la svolta della carriera criminale di Petillo avvenne quando il gruppo di Aiello si unì alla famiglia di Lucky Luciano. Il killer di famiglia cilentana si fece notare per la sua determinazione criminale, tanto da essere scelto per un breve periodo come guardaspalle persino da Al Capone. Insomma, divenne un personaggio considerato, negli ambienti mafiosi americani. Ufficialmente era un piccolo commerciante e così si dichiarava anche quando, nel 1931, sposò Madeline Pappalardo. Sarà la prima delle sue due mogli. L’anno dopo il matrimonio, Petillo fece il suo primo viaggio in l’Italia, arrivando in piroscafo a Napoli. I soldi delle sue attività criminali correvano e in parte li investì in un ristorante a New York. Il denaro lo guadagnava con lo sfruttamento della prostituzione e con “la tratta dei bianchi” che era, anche allora, il traffico di immigrati non in regola, che pagavano la mafia per riuscire comunque a imbarcarsi dall’Italia per gli Stati Uniti. 

Lo beccarono per la prima volta nel 1936. Finì rinchiuso nel penitenziario di Sing Sing, ma non era tipo da spaventarsi. L’esperienza carceraria la considerò solo un incidente di percorso, utile a conquistare ulteriore fama criminale, consolidando amicizie anche dietro le sbarre. E poi, in carcere, non si fece mancare, pagando profumatamente, le droghe che usava abitualmente.

La scarcerazione

Anche il suo capo Lucky Luciano era in carcere. Ma, collaborando con la Marina militare fornendo informazioni sulle spie tedesche infiltrate tra gli scaricatori nel porto di New York e indicando nomi che avrebbero potuto agevolare lo sbarco americano in Sicilia, Luciano riuscì a farsi scarcerare. Fu una trattativa vera e propria tra un boss mafioso e le autorità americane, che fece ottenere a Luciano la libertà nonostante una sentenza pesante di condanna. Unico pegno da pagare alla scarcerazione fu per Lucky il ritorno in Italia, per l’espulsione con bollo di “indesiderato” decisa, con ipocrisia, dalle autorità americane. Poco male, per Luciano comincerà una seconda vita che trascorrerà in gran parte nella sua casa di via Tasso a Napoli, gestendo ancora traffici legati soprattutto alla droga.

Petillo ce l’aveva con il suo capo Lucky Luciano, cominciò a definirlo allora “topo di fogna” per la collaborazione con il governo americano. Aveva sperato gli desse una mano per uscire di prigione. Invece rimase dietro le sbarre fino al 1955. Si fece ben 19 anni da detenuto. Era ormai un killer e un mafioso rispettato e, in libertà, offrì i suoi servigi alle famiglie Gambino e Genovese. Fu proprio Genovese ad affidargli compiti delicati, assegnandogli 24 uomini, tutti ai suoi ordini. Gente di spessore criminale, violenti. Tra loro c’erano Frank Tieri, futuro capo della famiglia dei Gambino, Pete De Feo, Socks Lanza ed Eli Zaccardi. Controllavano lo spaccio della droga, facevano prestiti a usura ai commercianti di abbigliamento, controllavano in monopolio il business della pornografia per conto della famiglia Genovese. Gente tosta, che divenne assai temuta. Dopo il carcere, Petillo era di nuovo nel gotha criminale della mafia italo-americana. Ma lo arrestarono ancora. Stavolta, rimase detenuto per nove anni fino al 1967. All’uscita, gli ordinarono subito di ammazzare Gagliodotto, il killer con cui aveva condiviso tante azioni criminali all’inizio della sua carriera. La famiglia Genovese gli chiese di punirlo per aver “oltrepassato il limite”, allargandosi troppo nella gestione del traffico di droga tanto da uccidere il fratello del capo mafioso Angelo Tuminaro. Nonostante i loro antichi legami di amicizia, Petillo non si tirò indietro. Un ordine mafioso era un ordine. E organizza l’agguato per far fuori Gagliodotto. Volle farlo in prima persona, facendosi accompagnare da un suo parente, anche lui di famiglia originaria del Cilento: Edward “Chuckie” Vassallo. Mentre Petillo sparava, Vassallo tratteneva la vittima, dicevano i primi rapporti investigativi. Spietato e implacabile, senza freni. 

Anche per le lunghe permanenze in carcere, ma soprattutto perché non si faceva mai trovare impreparato quando c’era da uccidere qualcuno, Petillo si era conquistato rispetto criminale. Vedovo della prima moglie da diversi anni, si risposò con Phyllis Musillo, una diciannovenne. Tra loro, c’era una differenza di 42 anni di età. Era il 1969, in quel momento, il boss venuto dal Cilento aveva 61 anni. E decise che era venuto il momento di fare un bel viaggio nella terra d’origine. Così, la sua luna di miele la organizzò in quel villaggio ancora di pescatori di cui aveva spesso sentito parlare in famiglia. Il villaggio cilentano di Pollica. Nella frazione di Acciaroli aveva ancora la casa di famiglia, dove era nato il padre Anthony. Vi rimase per qualche giorno, salutò lontani parenti, amici di amici del padre. Poi riprese il suo viaggio altrove, anche per gestire i suoi traffici di droga. In Italia ritornò nel 1973, sempre con la moglie. Poi, negli Stati Uniti, nel 1980 si spinse a uccidere il suo parente Vassallo. Inquietante il cognome della vittima, che ricorda, per omonimia, quello del sindaco pescatore ucciso ad Acciaroli 30 anni dopo in circostanze su cui ancora non è stata fatta luce, vittima di interessi delinquenziali. Da latitante dopo l’ultimo delitto, Petillo visse prima in Messico e poi alle Hawaii, Hong Kong, Bali, Singapore, Grecia e Germania fino all’ultima tappa a Malaga. Viaggiava in incognito, facendosi chiamare James Pilone. 

Il boss David è invece morto a Malaga per un collasso cardiaco nel 1983, da latitante. Ma la sua casa di famiglia oggi è ancora ad Acciaroli, in via Nicotera, ereditata da lontani parenti. Un immobile di granito a tre piani, pieno di uliveti. Nel 1973, venne valutata 150mila dollari, un prezzo ora lievitato per l’incremento del valore immobiliare delle case ad Acciaroli. Ma le proprietà dei Petillo ad Acciaroli erano anche altre. C’erano, negli ultimi anni prima della morte del boss, anche due fabbricati, in un condominio con quattro punti vendita. Probabilmente, per curare gli interessi delle sue proprietà, David Petillo fu segnalato in Cilento nell’agosto del 1972, undici anni prima della morte, nella casa di cura Cobellis vicino Pattano, non distante da Vallo della Lucania. Nelle cartelle cliniche di quei giorni, Petillo sarebbe stato indicato come affetto da demenza, confusione, disturbi del comportamento, perdita di memoria. Fu l’ultima volta che passò in Cilento. Da Pollica-Acciaroli a New York, nella mafia americana. La storia di David Petillo inquieta, nel paese dove è stato ucciso il sindaco Angelo Vassallo, in un delitto che cerca verità. E Dario Vassallo, fratello di Angelo, che nella ricerca della verità sul delitto del 2010 sta ricostruendo più mosaici, anche poco piacevoli, della sua terra, lo ha ricordato dinanzi alla commissione parlamentare antimafia. 

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Ultimo aggiornamento: 12 Marzo, 09:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA