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Villa Emma, che Casino:
i capricci di Re Nasone
e le ostriche di Hamilton

Domenica 18 Settembre 2022 di Vittorio Del Tufo
Villa Emma, che Casino: i capricci di Re Nasone e le ostriche di Hamilton

«Ogni mattina mi lascio rotolare deliziosamente dalle onde, e ogni giorno pranziamo al nostro Casino di Posillipo, dove fa fresco come in Inghilterra»

(Sir William Hamilton)

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Una terrazza semicircolare affacciata sul mare, tra l'incanto di Palazzo Donn'Anna e l'ex palazzo del Duca di Vietri, nell'area oggi occupata dal Bagno Elena. Sorgeva qui, alla fine del Settecento, lo splendido «casino di delizie» del diplomatico William Hamilton e di sua moglie, Emma Lyon. Il primo, ambasciatore inglese presso la corte di Napoli dal 1764 al 1800, è stato anche un famoso archeologo, antiquario e vulcanologo. La seconda era una lady dal sangue bollente, proveniente dai bassifondi londinesi, che sarà platonicamente apprezzata da Goethe e diventerà poi, meno platonicamente, l'amante dall'ammiraglio Nelson.

Villa Hamilton, a Posillipo, oggi è un luogo della memoria. Sorgeva su uno sperone di roccia, di fronte al mare del mito e della leggenda, dove una galleria scavata nel tufo consentiva di raggiungere Palazzo Donn'Anna. Tutto perduto, tutto dissolto con la costruzione di via Posillipo. Hamilton diede alla villa sul mare il nome Emma in omaggio alla splendida fanciulla che sarebbe diventata nel 1791 la sua seconda (e assai irrequieta) moglie.

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Ma dove sorgeva il Casino di Posillipo? A fugare ogni dubbio sull'esatta ubicazione di Villa Hamilton è Francesco Alvino, che nel volume La collina di Posillipo, testo sacro per gli appassionati dell'area, fa riferimento all'«antica casa di Hamilton» collocandola poco prima (venendo da Mergellina) del «celebre palazzo semiveneziano» meglio conosciuto come «casa Dognanna». Nella mappa del duca di Noja il casino di Hamilton viene citato come Casino di Mappinola; la villa sorgeva su uno sperone tufaceo perforato da un piccolo tunnel, nell'area oggi compresa tra Donn'Anna e il Circolo Posillipo. «Essendo lo scoglio lambito dal mare - spiega lo studioso Carlo Knight nel bel libro

Sulle orme del Grand Tour (Electa Napoli) - il passaggio serviva al transito pedonale, in maniera da poter raggiungere il Palazzo Donn'Anna senza bagnarsi i piedi». Così, nel suo diario del 1779, Lord Herbert, figlio del conte di Pembroke, descrive il Casino di Lady Hamilton. «...Si trova a Posillipo ed è l'ultima casa alla quale si può arrivare in carrozza. È costruito su una piccola roccia e consiste di tre stanze e una cucina, con un minuscolo giardinetto. Per accedervi occorre ascendere due rampe di scale. Sir William è solito pranzare qui, perché alle due il sole è già calato, e mentre ognuno arrostisce a Napoli egli si gode il fresco del suo Casino. La casa successiva, che è in rovina, si dice sia appartenuta alla Regina Giovanna». Impossibile, dal momento che Palazzo Donn'Anna fu costruito solo nel 1642. L'errore nasce dalla sovrapposizione di due figure femminili, Anna Carafa e Giovanna II d'Angiò, la regina lussuriosa che aveva l'abitudine di dare in pasto ai pesci i propri amanti. Ma Giovanna regnò a Napoli dal 1414 al 1435, quindi anche volendo non avrebbe potuto utilizzare i sotterranei di Donn'Anna per soddisfare i suoi capricci...

Hamilton e consorte amavano fare colazione sulla terrazza affacciata sul Golfo. La villa era sempre piena di ospiti, più o meno illustri e blasonati, ai quali i padroni di casa offrivano saporite pietanze a base di prosciutto e fichi, maccheroni, polpette, crostacei, molluschi e Lachrima Cristi come se piovesse. Anche re Ferdinando, con il quale sir William aveva un rapporto solidissimo, si faceva vedere spesso. Lo ricorda lo stesso Hamilton nei suoi diari (vedi William Hamilton, Diario segreto napoletano, del compianto Guido Donatone). Il plenipotenziario inglese condivideva con il re la passione per la caccia, ma anche per il mare. Tra le passioni del bulimico Re Nasone non poteva mancare quella per Lady Emma, la seconda moglie di Hamilton, grande navigatrice di salotti e musa ispiratrice di poeti, pittori, compositori. I due si conobbero al San Carlo, dove il palco dell'ambasciata inglese era vicino a quello reale. «Il re continuamente dava le spalle allo spettacolo, parlava con i nobili del seguito e si voltava in continuazione a guardare nel nostro palco...». Annotò a sua volta Emma, che non difettava certo di vanità: «Il re la domenica fa colazione a Posillipo, poi veleggia verso il Casino per vedermi. Un pomeriggio si è avvicinato alla nostra piccola barca e ha improvvisato una petite fête, ha fatto arrivare una barca con i musici, ha fatto suonare i corni francesi con la banda e ha assistito al concertino col cappello sulle ginocchia guardandomi...». Possiamo solo intuire i voluttuosi pensieri dell'augustissimo sovrano.

Tra i personaggi che alla fine del 700 frequentarono Villa Emma, a Posillipo, il pittore tedesco Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, autore del famoso ritratto Goethe nella campagna romana (1787). Proprio scrivendo a Goethe, nel 1787, il pittore descrisse così l'incanto di Villa Emma: «L'altro ieri sono stato col cavaliere Hamilton a Posillipo, nella sua villa. Non è possibile davvero vedere a questo mondo cosa più splendida. Dopo pranzo una dozzina di ragazzi si buttarono a mare: spettacolo bellissimo, coi molti gruppi e le varie posizioni che assumevano giocando fra di loro. Il Cavaliere li paga a posta, per procurarsi questo svago tutti i pomeriggi».

Cosa ne è stato di Villa Emma? La parte posteriore sparì nel 1812, con l'apertura della nuova strada di Posillipo (poi completata nel 1823 da Ferdinando I di Borbone). La parte anteriore, con il terrazzino semicircolare, è stata invece inglobata dagli edifici moderni, mentre alla base dell'antica galleria, attualmente murata, sopravvivono resti del basolato della vecchia strada.

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La casa di città di sir Hamilton era invece a Cappella Vecchia, e precisamente a Palazzo Sessa, che in epoca borbonica fu la sede ufficiale dell'ambasciata inglese presso il re di Napoli. Qui si consumò la storia d'amore tra lady Emma e il celebre ammiraglio britannico lord Horatio Nelson, che nel 1793 era venuto a Napoli a chiedere rinforzi contro i francesi. Emma usò la sua influenza sul marito, e sulla regina Maria Carolina (sua grande amica, e forse non solo amica) per concederglieli. Infine si concesse ella stessa all'ammiraglio, che dopo aver sbaragliato la flotta francese ad Aboukir era tornato a Napoli da eroe, senza l'occhio destro, privo di un braccio e con il volto sfregiato da una sciabolata. Nonostante le menomazioni, lady Emma se ne invaghì, e la relazione tra i due fu tollerata dallo stesso Hamilton, che per l'eroe inglese nutriva una sincera ammirazione.

Alla dimora di Cappella Vecchia lo scrittore Curzio Malaparte dedicò alcune tra le pagine più belle del suo romanzo La pelle. Fu soprattutto l'immagine della giovane lady che danzava per il suo ammiraglio a incendiare la fantasia, e la prosa, del grande scrittore toscano. «Da quella finestra, lassù, Horatio Nelson, la fronte appoggiata ai vetri, mirava il mare di Napoli, l'isola di Capri errante all'orizzonte, i palazzi del Monte di Dio, la collina del Vomero verde di pini e di vigne. Quelle alte finestre, lassù, a picco sul Chiatamone, erano le finestre dell'appartamento di lady Hamilton. Vestita ora del costume delle isolane di Cipro, ora del costume dai larghi calzoni rossi delle ragazze d'Epiro, i capelli avvolti in un turbante di seta celeste, come nel ritratto di Angelica Kauffmann, Emma danzava davanti a Orazio: e il grido lamentoso del venditore di arance saliva dall'abisso verde e azzurro dei vicoli del Chiatamone». 

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