Posillipo, la mummia
che si era illusa
di diventare regina

Domenica 1 Dicembre 2019 di Vittorio Del Tufo
«La vita è solo un'ombra che cammina, un povero attorello sussiegoso che si dimena sopra un palcoscenico per il tempo assegnato alla sua parte, e poi di lui nessuno udrà più nulla»
(Shakespeare, Macbeth).
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Nel 1815, dopo il congresso di Vienna, un'arzilla signora di 65 anni, Lady Elizabeth Craven, sognava di diventare regina di Napoli. Era più di una semplice speranzella: Maria Carolina era passata a miglior vita da alcuni mesi e con re Ferdinando c'era stata, negli anni precedenti, una sincera amicizia (e forse qualcosa di più). Le cose, com'è noto, andarono diversamente: re Nasone, appena due mesi dopo essere rimasto vedovo, decise di impalmare morganaticamente la più giovane Lucia Migliaccio, duchessa di Florida, e la nobildonna inglese, vedova a sua volta, dovette farsene una ragione. Nel 1819, tuttavia, il sovrano le consentì di acquistare un suolo, nell'amenissima nuova via di Posillipo, affinché l'eccentrica lady vi costruisse una villa. Chi provasse a sbirciare il naso oltre l'ampio cancello di via Posillipo 52 vedrebbe, oltre l'elegante giardino e il boschetto di lecci secolari, un luogo affascinante e fiabesco, ricco di storia e di storie: è l'odierna villa Rae, fatta costruire, nel terzo decennio dell'Ottocento, proprio da questa simpatica e arzilla nobildonna inglese, più nota come la Margravina di Brandeburgo.

È lei stessa a raccontarlo nelle sue memorie: «Il re di Napoli mi ha fatto un regalo di due ettari di terreno, nel punto più bello della terra, dove è possibile ammirare il golfo al completo. Qui ho costruito una casa, in forma simile al mio padiglione nella casa di Brandenburgh, una grande stanza circolare al centro, con appartamenti più piccoli che lo circondano. La duchessa di Devonshire, e molti della nobiltà inglese che risiede a Napoli, mi tengono in grande considerazione ed il modo con cui sono trattata a corte rende la mia vita molto gradevole».

Cosa volete che sia. Chi non ha mai ricevuto dal re di Napoli due ettari di terreno «nel punto più bello della terra»? Lady Elizabeth, che era un po' civettuola, faceva bene a vantarsene. In realtà, come hanno precisato autorevoli studiosi di cose posillipine, Ferdinando non avrebbe donato quel suolo così, d'emblée, ma avrebbe messo la gentile signora nelle condizioni di acquistarlo, consentendo la cessione del terreno demaniale a una cittadina straniera (vedi Domenico Viggiani, I tempi di Posillipo).

Se le ville di Posillipo, la collina che placa il dolore, sono luoghi della memoria e furono dimora, in passato, di personaggi eccentrici (vedi Uovo di Virgilio del 13/01/2019) la splendida villa Rae di via Posillipo 52 è legata soprattutto al ricordo di questa elegante signora dalla vita avventurosa e leggendaria. Lady Elizabeth apparteneva a una delle più antiche famiglie d'Inghilterra. Nata nel 1750, ultima figlia del quarto marchese di Berkeley, aveva sedici anni quando sposò il ricchissimo barone William Craven. In quattordici anni di matrimonio, la coppia ebbe sette figli (non tutti del barone, sussurrano i maligni). Nel 1780 Craven chiese il divorzio: a convincerlo sarebbero state le frequenti scappatelle di lei, e in particolare una spericolata liason con l'ambasciatore di Francia a Londra, il duca di Guines. Lady Elizabeth dovette lasciare il Paese e cominciò a viaggiare per l'Europa in compagnia del suo ultimo figlio, Richard, nato nel 1779. A Parigi, negli anni che precedettero la Rivoluzione, conobbe Carlo Alessandro, ricchissimo Margravio di Brandeburgo, di Ansbach e di Bayreuth, Duca di Prussia e Conte di Sayn, nonché nipote di Federico II di Prussia. Fu amore a prima vista.

Beh, se non proprio amore, qualcosa del genere. Nel suo libro Ferdinando IV e il suo ultimo amore, pubblicato nel 1914 e dedicato alle vicissitudini sentimentali di Re Nasone, Salvatore Di Giacomo descrive così il Margravio di Brandeburgo: «Uomo di bizzarri costumi e di straordinaria intelligenza, brutto come un accidente; tale però, per la sua cultura, pe' modi suoi, per la gentilezza del suo sentire, da riuscire affascinante con esseri dell'altro e del suo sesso medesimo». La bella esule errante se ne invaghì, sorvolando allegramente su un particolare non del tutto trascurabile: il Margravio era sposato, anzi sposatissimo! Lady Craven se ne infischiò e ne divenne l'amante; contemporaneamente, iniziò a intraprendere una (non leggendaria) attività di scrittrice e commediografa.

Nel 1789, l'anno della Rivoluzione Francese, la coppia (irregolare) è a Napoli, ospite di una festa organizzata a Palazzo Reale dal re Ferdinando IV e dalla regina Maria Carolina. Lady Craven si fa notare dal sovrano (anche in virtù della comune passione per la caccia) ed entra a far parte della cerchia di aristocratici inglesi, tra cui gli Hamilton, che risiedono nella capitale del regno borbonico. Nel 1792, finalmente, Elizabeth e il Margravio, nel frattempo diventato vedovo, possono convolare a nozze. La coppia si trasferisce a Londra dove acquista una casa nel quartiere di Hammersmith, chiamata «Brandenburg House». Ma nel cuore della Margravina di Brandeburgo c'è Napoli, con il suo panorama da togliere il fiato: lady Elizabeth vi torna una prima volta nel 1806, alla morte del Margravio (è la Napoli di Murat, e la nobildonna acquista un palazzo al numero 6 di via Chiatamone) e una seconda volta nel 1815, dopo il ritorno sul trono di Ferdinando. È in quei mesi che la Margravina coltiva il sogno di diventare regina di Napoli: dovrà accontentarsi, invece, di un terreno dove edificare una villa. Ma che terreno! E che villa!
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Il suolo, a quei tempi, comprendeva una vasta area di cui facevano parte le attuali ville Craven (Rae) e Gallotti. Il fabbricato fu completato nel 1823. A partire da quell'anno, chi si reca a trovare la Margravina la trova perennemente in giardino a lavorare con la vanga. Tra gli ospiti c'è Lady Blessington, scrittrice ed avventuriera irlandese, amica di Byron. Il suo biografo, Richard Robert Madden, descrive così la padrona di casa: «Un antico frammento essiccato, notevole ancora solo per la straordinaria vivacità del gestire: l'incarnazione del concetto di mummia egiziana galvanizzata». La contessa Potoka, che la incontra più volte in giro nei salotti della città, la descrive a sua volta come «una mummia imbellettata, sotto lo strato denso di cipria che le copriva il viso... bassa, rugosa, magrissima, perennemente vestita di nero... priva di denti com'era, biascicava un torrente inarrestabile di parole incomprensibili...».

La «mummia imbellettata» diventerà uno dei simboli dei fasti mondani nella Napoli degli anni successivi alla Restaurazione, e la sua villa - il Casino della Margravina - oggetto di visite da parte di tutti i bei nomi dell'aristocrazia inglese di passaggio a Napoli. Non aveva alcuna intenzione di uscire di scena e rassegnarsi all'oblio, lady Craven. Perciò cominciò a scrivere le sue memorie: The Beautiful Lady Craven. Un giorno decise di rendere omaggio alle spoglie del suo secondo marito, il Margravio, che era sepolto in Inghilterra. Quando aprì la tomba, dalla bara uscirono decine di topi che avevano allegramente banchettato su quei poveri resti. Per nulla scossa, Elizabeth dispose che i topi venissero uccisi all'istante e li fece seppellire accanto allo sventurato principe, dal momento che nelle loro viscere c'erano anche i resti dell'adorato marito. La fine, per Elizabeth, arrivò nel 1828, a causa di una polmonite contratta, pare, lavorando nel giardino di Posillipo sotto la pioggia. È sepolta nel cimitero degli inglesi.

A ritrovarsi padrone di quel paradiso in terra, così, fu il suo ultimo figlio, Richard Keppel, scrittore e viaggiatore, nato nel 1779. Quest'ultimo ridusse molto l'ampiezza della tenuta originaria, cedendo la masseria sotto la strada corrispondente all'attuale villa Gallotti. Dopo di lui altri proprietari associarono il proprio nome a quello della dimora a picco sul mare. Dapprima le sorelle Capece Minutolo di Canosa, che trasformarono la villa in un centro di assistenza. Nel 1924 fu il turno di Charles James Rae, proprietario dei negozi Gutteridge. Ma nella memoria dei napoletani villa Rae resterà per sempre la casa della vecchia Elizabeth, l'ex Margravina di Brandeburgo. © RIPRODUZIONE RISERVATA