Abusi sui minori al campetto:
​«Tutti sapevano, nessuno parlava»

di Viviana De Vita

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«Tutti sapevano quello che accadeva al campetto di calcio di Cetara ma tendevano a minimizzare: dopo la denuncia degli abusi ai danni dei minorenni, la mamma di uno studente mi minacciò dicendo che se fosse successo qualcosa al figlio sarei stata io a pagare. Tutti erano convinti che le famiglie dei ragazzi fossero perfettamente in grado di tenere la situazione sotto controllo e che non vi fosse alcuna necessità di sollevare un inutile polverone e far scattare un’inchiesta giudiziaria».

È in sintesi la scioccante testimonianza resa ieri, davanti ai giudici della terza sezione penale del tribunale di Salerno, dall’assistente sociale che, con la sua segnalazione, fece partire le indagini su una drammatica vicenda di pedofilia, consumatasi per anni nel centro costiero di Cetara, e culminata nell’ottobre dello scorso anno con l’arresto di un 37enne e di un 57enne accusati il primo di atti sessuali con una ventina di minori in cambio di piccole somme di danaro e, l’altro, di aver ricattato un ragazzino costringendolo a rapporti di natura sessuale.

La donna, che all’epoca dei fatti operava per conto dei servizi sociali allo sportello di ascolto psicopedagogico attivo all’interno della scuola media di Cetara, venne a sapere dagli stessi studenti della perversa abitudine di un uomo sulla quarantina di avvicinare i ragazzini ed offrirgli somme di danaro: si accontentava che lo guardassero mentre compiva atti di autoerotismo e, in alcuni casi, chiedeva loro di partecipare.
Giovedì 1 Novembre 2018, 06:30 - Ultimo aggiornamento: 01-11-2018 09:03
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