Acque rosse nel canale, non c'è
inquinamento: pista scarichi killer

Venerdì 9 Agosto 2019 di Nico Casale
Presenza di metalli pesanti come il ferro, ma anche di cloro attivo, entro i limiti di legge, che fa ipotizzare che vi sia stato, a monte, un trattamento delle acque. E, poi, il riscontro di materiali grossolani e di solidi sospesi. In compenso, non c'è inquinamento di tipo biologico per quanto riguarda i parametri di Escherichia coli. Sono questi i risultati delle analisi dell'acqua del rigagnolo che sfocia, accanto al Fusandola, sulla spiaggia di Santa Teresa a Salerno. Ad incaricare un laboratorio accreditato e certificato è stato il consigliere comunale di opposizione, Gianpaolo Lambiase, sollecitato dai Figli delle Chiancarelle, per capire il perché di quel colore spesso rossastro e, soprattutto, per stabilire se quell'acqua che proviene dal canale possa essere o meno nociva per la salute dei cittadini.

 

CLORO E METALLI PESANTI
I risultati del laboratorio, per lo più, sono sovrapponibili con quelli dei prelievi effettuati dall'Arpac il 16 aprile scorso. «Abbiamo confrontato i nostri risultati con quelli dell'Arpac e, la notizia buona, è che dal canale, per quanto riguarda i coli batteri, si può stare tranquilli», spiega Lambiase constatando, tuttavia, che «è confermata l'analisi di tossicità che ha fatto l'Arpac rispetto a contenuti di metalli all'interno delle acque. È confermato che c'è ferro in quell'acqua». In buona sostanza, l'acqua del rigagnolo non è inquinata dalle fognature perché i parametri sono al di sotto dei limiti di legge per quanto riguarda l'Escherichia coli, dunque da un punto di vista biologico. «Nello scarico - aggiunge - c'erano residui galleggianti che non si erano verificati nell'esame dell'Arpac, ma dipende anche dal giorno del prelievo. Poi, abbiamo visto che c'era una quantità, che non supera i limiti di legge, di cloro attivo nell'acqua che, di solito, viene utilizzato nella depurazione e nel trattamento delle acque. Questa quantità maggiore rispetto all'esame che fece l'Arpac è stata riscontrata nell'esame di laboratorio che abbiamo fatto noi. Si presume che, a monte, ci sia qualcuno che fa il trattamento delle acque che poi vengono eliminate nel canale». Per la biologa incaricato, Carmen La Manna, «non siamo portati a credere che la natura dell'inquinamento visibile delle acque del rigagnolo sia attribuibile a una presenza di coli. Non ci troviamo di fronte ad un inquinamento di tipo microbiologico, ma di natura chimica, il che ci porta ad essere ancora più preoccupati». Da qui, due consigli: «Effettuare un piano di campionamento puntuale» e «fare una mappa planimetrica degli scarichi così da aiutarci ad individuare quali sono i percorsi che fa l'acqua e di intervenire lì dove è necessario, nei punti strategici che determinano questo inquinamento».

L'ATTACCO
«Sui temi dell'ambiente e dell'inquinamento delle acque marine, l'Amministrazione comunale è poco attenta», attacca Lambiase chiedendo «un intervento immediato per eliminare, come prevede il testo unico sull'ambiente, la causa della tossicità dell'inquinamento delle acque, per individuare subito quali sono i problemi e chi è che inquina e sversa abusivamente». Perciò, «se entro fine settembre l'amministrazione non si muove - avverte - sono costretto a portare tutte le carte in mio possesso ai carabinieri del Noe». Al momento, che possa trattarsi di scarti di lavorazione di qualche attività è solo «un'ipotesi che dovrebbe verificare quanto prima l'amministrazione comunale. Intanto, si sono impegnati in commissione Trasparenza, sia l'assessore all'Ambiente che l'ingegnere Nappa della Siis Salerno Sistemi, sia il direttore di Salerno Sistemi e Salerno Energia, Matteo Picardi, a fare subito un esame particolare in tutti i tombini che possano essere collegati al canale e, quindi, alla rete fognaria. Non si può aspettare oltre perché si tratta della salute della gente», conclude. © RIPRODUZIONE RISERVATA