Agguato a Ventura a Salerno,
sotto torchio i Siniscalchi

Venerdì 9 Agosto 2019 di Petronilla Carillo
È ricoverato ancora al Ruggi Vincenzo Ventura, il 18enne gambizzato in via Capone. È stato operato nella mattinata di ieri al San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona, dove è stato trasportato nell'immediatezza dei fatti. Nella nottata, difatti, sulla gamba ferita gli era uscito un preoccupante ematoma. Per i sanitari del Ruggi, la prognosi è di venti giorni. Il giovane, dunque, non è in pericolo di vita. Quattro i colpi, non sarebbero stati trovati altri bossoli: due lo hanno preso di striscio, gli altri sono entrati ed usciti dalla gamba. Piccolo il calibro utilizzato. Gli uomini della Squadra mobile (agli ordini dei vicequestori Marcello Castello ed Ennio Ingenito) escluderebbero al momento che possa trattarsi di una ragazzata: le modalità con le quali gli aggressori hanno agito contro di lui, non lasciano dubbi sul fatto che voleva essere un avvertimento. Serio. Il giovane, che è stato sentito dagli investigatori, non ha però saputo dare indicazioni neanche sulla dinamica.

 

LE INDAGINI
Al momento non ci sarebbero indagati per l'agguato anche se in nottata gli uomini della sezione Criminalità organizzata avrebbero sentito Gennaro Siniscalchi e anche alcuni suoi parenti, senza ausilio dell'avvocato (sono tutti difesi da Silverio Sica), in quanto persone informate sui fatti. I poliziotti, insomma, volevano capire dove fossero i Siniscalchi intorno alle 21.30 quando Ventura è stato sparato. Un collegamento con i Siniscalchi, obbligato per gli inquirenti, dal momento che proprio questi avevano accusato Ventura e suo cugino Carmine D'Onofrio di aver esploso un colpo di arma da fuoco nella portiera della loro auto, il giorno dell'arresto di Eugenio Siniscalchi ritenuto dalla procura di Salerno il killer di Ciro D'Onofrio, l'uomo trucidato il 30 luglio del 2017 a Pastena. Ventura e il cugino, sottoposti a fermo nella serata di venerdì due agosto, in quanto accusati dai Siniscalchi, erano stati rilasciati lunedì pomeriggio dal gip Piero Indinnimeo per insufficienza di prove. Gli inquirenti, comunque, indagano a 360 gradi nella vita del giovane, senza escludere alcuna pista che possa portare all'individuazione dei mandanti e del movente della gambizzazione. E non escludono neanche che la violenza subita possa essere ricollegata a fatti diversi, magari a qualche «pasticcio» che lui stesso possa aver fatto nelle ultime settimane. Di sicuro il diciottenne, che assieme al cugino di un solo anno più grande di lui sono ancora indagati per la vicenda degli spari nell'auto del padre di Siniscalchi, erano tenuti sotto osservazione. Di qui l'esclusione che lo stesso possa aver commentato qualcosa - in merito ai fatti a lui imputati - e che possa così aver dato fastidio a qualcuno. Sotto osservazione anche gli incontri che i due giovanissimi possono aver fatto in carcere, a Fuorni, durante le 48 e passa ore di detenzione. Proprio la presenza dei due nello stesso carcere del killer di D'Onofrio, ha preoccupato in quei giorni gli inquirenti.
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