Alunna bendata per l'interrogazione
a distanza: la studentessa prende 9

Venerdì 30 Ottobre 2020 di Nicola Sposato

Bendate con un foulard all'interrogazione di storia in didattica a distanza. Scoppia la polemica al liceo scientifico Renato Caccioppoli di Scafati. Le immagini dell'alunna della IIB bendata diventano virali sui social. I rappresentanti di istituto chiedono l'intervento del preside. Un mix esplosivo che scatena anche conseguenze politiche: il consigliere regionale Francesco Borrelli chiede l'intervento dell'assessore alla Pubblica Istruzione Lucia Fortini. Nel mirino c'è lei, Antonella Scarpato, professoressa di Italiano e Storia al biennio al suo diciassettesimo anno in servizio a Scafati, e la sua interrogazione sulle conquiste romane. Chi la conosce descrive una insegnante a tratti dura, ma animata da un unico imperativo: l'acquisizione vera della conoscenza senza aiuti esterni. Il giorno dopo le polemiche il dirigente D'Alessandro difende la professoressa e intervengono anche gli alunni della IIB e, C.R. l'alunna bendata, che in un post su facebook scrive: «Siamo diventati storie ma siamo vite. La distanza ci isola. Nessuno è stato costretto. Era solo una prova per dimostrare che esistono altri occhi da cui poter guardare. Siamo fieri della nostra insegnante e della nostra scuola». 

 

Dal canto suo, il dirigente D'Alessandro spiega: «Mi sono informato direttamente dalle alunne che erano totalmente consenzienti a quello che considero un esperimento. La professoressa ha voluto lanciare un messaggio: è possibile studiare e ottenere ottimi voti, le due alunne hanno ottenuto 9, anche senza sotterfugi. Certo ha utilizzato un metodo poco urbano ma è una persona con un enorme amore per la scuola». E infine: «Certo, se l'avessi saputo prima le avrei detto di evitare l'esperimento». 

La docente Scarpato ammette: «Sono amareggiata: un fotogramma non può raccontare la realtà di un metodo assolutamente concordato con gli studenti». E andando più in profondità racconta: «La didattica a distanza ci mette in difficoltà. La valutazione è falsata. Questo danneggia i ragazzi più bravi che si vedono valutati al pari di chi si fa aiutare, magari dal fratello che suggerisce. Per me il liceo però è importante perché gli alunni prendono consapevolezza dei propri limiti e lavorano per migliorarli. Io, lo ammetto, ho metodi non convenzionali ma servono solo e sempre per far impegnare ragazzi in cui credo». E sul foulard spunta un sorriso: «È stato un esperimento, quasi goliardico. Le ragazze si sono offerte e dopo hanno raccontato che sembrava un quiz televisivo. Quando studi il problema non è trovare un suggerimento ma trovare risposte che arrivano solo dalla conoscenza». 

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Il tempo passa e il ritorno nell'aula virtuale si avvicina. «Ho percepito dai miei alunni sempre grande affetto. Pretendo molto ma sono legata a loro. Conosco solo i voti alti perché una cosa o la sai o non la sai. Ma sono rimasta molto male per quanto accaduto. Domani pomeriggio (oggi n.d.r.) però affronto la stessa classe come una mamma che ha litigato con i figli e vuole andare avanti. Voglio però discutere e capire. Posso però dire che oggi la scuola è nel mirino per attaccare, contestare e farsi pubblicità».

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