Appello per Rocco disperso ai Caraibi: «Cercatelo anche sulla terraferma»

Lunedì 12 Agosto 2019 di Giovanna Di Giorgio
Le ricerche ora si sono spostate sulla terraferma. È da lì, dalle coste di Colombia, Panama, Costa Rica e Nicaragua, che i familiari di Rocco Acocella sperano di avere sue notizie. Perché del velista salernitano, disperso nel mar dei Caraibi sul suo trimarano mentre effettuava una traversata in solitaria, si sono perse le tracce lo scorso 23 giugno, data dell'ultimo rilevamento del segale di Sos lanciato dallo skipper. Ben sei giorni dopo, dunque, essere salpato dall'isola di Saint Martin, nelle Antille francesi, alla volta del porto colombiano di Barranquilla. Lì, Rocco, non è mai arrivato, innescando così ricerche che non sono mai cessate. «Stiamo cercando di diffondere quanto più possibile la locandina con le foto di Rocco»: si apre così l'ultimo post pubblicato sulla pagina Facebook «Rocco Acocella Missing», nonché sull'omonimo profilo Twitter, appositamente creati per tenere alta l'attenzione sul caso. «Stiamo comunicando con strutture alberghiere, ostelli, agenzie turistiche, ospedali, chiese, ristoranti e simili negli stati caraibici coinvolti, soprattutto nei posti meno abitati, chiedendo di esporre la locandina nelle loro strutture - si legge - Ci serve aiuto perché questa diffusione sia sempre più ampia». L'obiettivo, infatti, è proprio questo: la massima condivisione della notizia e della foto del 32enne biologo marino. «Sarebbe di grandissimo aiuto - continua l'appello - se la locandina venisse stampata e non circoli solo online, per poter raggiungere anche quelle comunità e quei luoghi meno accessibili dove le foto non possono arrivare via internet». L'intento è quello di raggiugere anche i posti più difficilmente accessibili, come spiegato sulla stessa pagina qualche giorno prima.

 

LE DIFFICOLTÀ
«Chiediamo l'aiuto di chiunque (chiese, radio, passaparola, etc.) possa aiutarci a diffondere la notizia della scomparsa di Rocco Acocella nei piccoli villaggi di pescatori e nelle piccole comunità, non facilmente raggiungibili tramite connessioni internet o telefoniche». Si tratta, infatti, di aree disabitate per lunghi tratti o con grandi foreste che rendono difficile la ricerca. Tre gli obiettivi degli appelli: «Individuare le zone meno abitate e più difficili da raggiungere a causa della foresta; individuare le popolazioni indigene e le piccole comunità presenti nelle varie zone; individuare persone in contatto con queste comunità che siano disposti ad aiutarci facendo da intermediari, diffondendo le informazioni su Rocco». La consapevolezza alla base della richiesta è che «Panama è la zona con la foresta di maggiore estensione e si è dimostrata la più complicata per le ricerche». Ma l'aiuto è chiesto anche per altre zone simili in altri stati, come le foreste della Colombia. Non solo. Insieme a Rocco Acocella, del quale vengono forniti anche dettagli relativi all'aspetto e diffuse fotografie diverse, si cerca anche il suo trimarano: «Il Trinavis è bianco. La barca potrebbe essere rovesciata, la parte di sotto è blu». Insomma, a più di un mese e mezzo dalla scomparsa del velista salernitano, nipote del filosofo Giuseppe Acocella, l'attenzione resta alta. D'altro canto, nelle operazioni di ricerca sono coinvolte, ognuna per la propria competenza, Farnesina, Marina italiana, Armada de Colombia, Fuerza naval de Caribe, ambasciata italiana a Bogotà ma anche del Nicaragua, del Costarica, di Panama, del Venezuela. Eppure, nonostante gli sforzi e i tentativi di individuare la sua possibile posizione nel mar dei Caraibi in base alla rotta del trimarano e allo studio dei venti, di Rocco non è stata ancora trovata alcuna traccia. Anche per questo gli appelli a non abbassare la guardia e il tentativo dei Giovani Socialisti di investire del caso le istituzioni. Colpevoli, a loro dire, di non aver dato alla famiglia del giovane «alcun segnale di conforto e sostegno per divulgare in modo ancor più capillare la notizia delle ricerche».
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