«Big Boat», aziende di trasporti truffate
in tutta Italia: condannata nocerina

Mercoledì 15 Settembre 2021 di Nicola Sorrentino
«Big Boat», aziende di trasporti truffate in tutta Italia: condannata nocerina

La Cassazione ha confermato la condanna emessa in Appello a carico di una donna di 38 anni di Nocera Inferiore che aveva ottenuto uno sconto dopo la sentenza di primo grado, emessa con rito abbreviato, con la conferma del reato associativo per la maxi inchiesta "Big Boat", concentrata su un grosso giro di truffe organizzato sui trasporti, intercettando commesse e ordinativi con base logistica ad Angri. I giudici hanno respinto le istanze difensive ravvisando richieste orientate al merito del giudizio, con questioni non consentite in sede di legittimità, «fatti la cui valutazione è preclusa alla Cassazione. La motivazione della sentenza, che in primo grado era stata di due anni e due mesi, non era affetta da manifesta illogicità o patologia contraddittorietà». Le richieste difensive miravano a rivedere scelte compiute dal tribunale, basate su lineare motivazione, strettamente ancorata ad una disamina delle risultanze processuali. Da qui la decisione dei giudici, che evidenziano «la totale inammissibilità del ricorso».

Il maxi blitz era scattato nel 2016, con complessive 39 misure cautelari emesse dal gip contro una organizzazione che lavorava come importante impresa di trasporto nazionale ed internazionale e che poi trafugava la merce dirottata sul mercato attraverso una fitta rete di ricettatori. Il cuore del raggiro era ad Angri, parte dell’Agro nocerino e nell'hinterland vesuviano, con sparizioni di merce in tutta Italia e accuse di associazione per delinquere, a vario titolo, finalizzata alla truffa, al falso, alla ricettazione e alla appropriazione indebita.

L’indagine nacque nel 2012, su di una organizzazione che in nome e per conto di una ditta di autotrasporti con fittizia sede legale a Milano, otteneva commesse di merce: tramite tale sistema, i lotti sparivano sul mercato nazionale ed internazionale, con documentazioni fasulle realizzate ad hoc per ottenere il trasporto, apparentemente in regola, falsi documenti di circolazione falsificati, polizze assicurative alterate per un bluff che fruttava affari da numerosi milioni di euro. Gli illeciti muovevano concretamente dal Nord Italia, con un intero gruppo che agiva su direttiva, con una rete di autisti e complici in grado di organizzare scarico e carico merci, sparizioni e trasferimenti. Ancora, altri avevano mansioni di recupero e smistamento merci in luoghi sicuri.

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