Bimbo nato morto a Salerno,
condannati due ginecologi e l'ostetrica

Giovedì 27 Gennaio 2022 di Petronilla Carillo
Bimbo nato morto a Salerno, condannati due ginecologi e l'ostetrica

Un lungo percorso giudiziario per veder affermato il proprio diritto alla giustizia. Diritto che è stato reclamato a voce alta dai genitori del piccolo Raffaele, morto prima di nascere in una sala operatoria della clinica Tortorella, attraverso il loro legale di fiducia, l’avvocato Laura Ceccarelli. Per Laura Gorga e Francesco Moscariello è stato un interminabile procedimento segnato da un cambio di giudice, dalla rinnovazione del dibattimento, da ulteriori perizie che hanno modificato l’originaria contestazione: interruzione di gravidanza. Ieri, per loro, la fine del lungo calvario con la condanna dei due ginecologi e dell’ostetrica. Si tratta dei medici Ridolgo Ragone (un anno e sei mesi per omicidio colposo e dieci mesi per falso in cartella) e Nalì Dante (un anno e otto mesi per il primo reato e dieci mesi per il secondo), quindi della ginecologa Rosaria Sorrentino, condannata a un anno per il solo reato di omicidio colposo. L’avvocato Ceccarelli, soddisfatta per la lunga battaglia giudiziaria, si augura però che reati di questo genere non dovrebbero più verificarsi. Un riconoscimento di colpa che i giudici manifestano anche nella provvisionale da 170mila euro a genitore riconosciuta a carico dei tre imputati. 

È il mese di luglio del 2014 e Laura Gorga è prossima al parto. È un maschietto. Il primo figlio. La sera del 17 luglio fa la sua ultima visita prima del parto dal suo ginecologo, Rodolfo Ragone Il medico le dice di recarsi la mattina successiva in clinica, alla Tortorella. Ma, durante la notte, iniziano le contrazioni. Alle 5 la coppia contatta il ginecologo che dice loro di andare subito in clinica. Alle 5.30 la donna viene visitata dall’ostetrica di turno, la Sorrentino, per la quale la dilatazione è quasi completa e le posiziona il tracciato tocografico. Solo verso le 6.45 entra nella sua stanza il ginecologo Dante, ginecologo di guardia della clinica, dopo aver incontrato la madre di Laura, sua paziente. Il medico interviene per romperle il sacco amniotico. L’ostetrica se ne lamenta (probabilmente la disposizione era di attendere il ginecologo di fiducia). Il liquido che fuoriesce è scuro, segno di sofferenza fetale. Le contrazioni si intensificano e Laura viene portata in sala parto. Arriva anche il suo ginecologo. Alle 7.28 nasce il bambino, Raffaele. Laura non lo sente piangere ma le viene messo tra le braccia. Ma qualcosa non va. Interviene la pediatra che gli aspira i muchi, lo ventila e poi cerca di intubarlo non riuscendoci: chiede concitata un tubo più piccolo perchè che quello che c’è è troppo grande e chiama l’anestesista che arriva dopo dieci minuti. Ma i tentativi di rianimazione non vanno a buon fine. È la denuncia del padre a dare il via al lungo iter giudiziario. Il reato contestato in prima battuta è di interruzione di gravidanza scatta la citazione diretta a giudizio dei due ginecologi e dell’ostetrica. Nel giugno 2016 ha inizio il processo. A dibattimento quasi ultimato, il giudice viene trasferito. A luglio 2018 il processo ricomincia dinanzi ad altro giudice. Le perizie portano ad una diversa contestazione di reato. Gli atti vengono rimessi alla procura per le nuove contestazioni. Si arriva a febbraio 2020 e l’emergenza Covid rallenta tutto. Ieri la sentenza di primo grado. 

Ultimo aggiornamento: 09:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA