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Camerota, dopo più di 50 anni
riprendono gli scavi alla grotta del Poggio

Lunedì 12 Settembre 2022
Camerota, dopo più di 50 anni riprendono gli scavi alla grotta del Poggio

«È un’opportunità straordinaria per il nostro territorio. La ripresa degli scavi certifica l’importanza del lavoro di questa amministrazione che va sempre di più nella valorizzazione e protezione dei beni del nostro territorio»: così il sindaco di Camerota, Mario Salvatore Scarpitta. «Ringrazio l’assessore Esposito che sin dall’inizio si è prodigata affinchè ciò avvenisse insieme agli organi preposti. Ci auguriamo che con l’avvio di questi nuovi scavi, arrivino importanti e ulteriori scoperte».

Le università di Bologna, dipartimento di beni culturali, e di Siena, dipartimento di scienze fisiche, della terra e dell’ambiente – ur preistoria e antropologia, hanno ripreso, dopo più di 50 anni di abbandono, gli scavi alla grotta del Poggio in località Lentiscelle a Marina di Camerota. Si tratta di un sito preistorico di grande rilievo per la sua potente serie stratigrafica relativa al paleolitico medio (uomo di Neandertal). Le ricerche si svolgono di concerto con la soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Salerno e Avellino in regime di concessione e sono condotte in stretta collaborazione con l’amministrazione comunale di Camerota grazie al cui sostegno vengono portate avanti, dal 2014, anche le indagini nella vicina grotta della Cala.

L’assessore alla cultura e al turismo, Teresa Esposito, afferma: «Per quel che concerne la valorizzazione, il fine principale del progetto è quello di inserire attivamente la grotta del Poggio (come già avvenuto per la grotta della Cala) all'interno dell'offerta turistica del territorio, dando vita ad un percorso virtuoso in cui i risultati della ricerca scientifica possano essere assorbiti e divulgati in tempo reale. Si auspica in tal modo di creare una costante dinamica e vitale osmosi, tra il mondo della ricerca e la comunità tutta».

La grotta del Poggio fu scoperta nel 1954 dal prof. Pietro Parenzan, dell’università di Napoli. Nel 1964 la soprintendenza di Salerno incaricò il prof. A. Palma di Cesnola dell’università di Siena di condurvi le prime indagini sistematiche. Tra il 1965 e il 1967, Palma di Cesnola effettuò un sondaggio nel deposito archeologico contenuto nella cavità dove vennero identificati quattordici strati, ai quali fu attribuita, su basi geologiche e culturali, un’età compresa tra 190 e 130 mila anni fa. Il Poggio contiene dati unici ai fini della ricostruzione del popolamento antico dell'Italia meridionale. Per questo motivo le indagini nel sito rivestono interesse internazionale e vengono finanziate da un progetto Erc advanced dal titolo "Our first steps to Europe: pleistocene homo sapiens dispersals, adaptations and interactions in South-East Europe", gestito dall'università di Tubingen (principal investigator prof. Katerina Harvati). Il progetto Firststep si focalizza sul primo popolamento dell'Europa da parte di homo sapiens (il cui più antico arrivo nel nostro continente si data, in base al fossile umano di Apidima in Grecia, intorno a 200 mila anni fa) e sui suoi rapporti con le popolazioni autoctone (i Neandertal). Uno dei principali scopi delle nuove ricerche è quello di acquisire informazioni biostratigrafiche, cronologiche e comportamentali provenienti da moderni sistemi di indagine stratigrafica e da analisi effettuate con tecnologie all’avanguardia.

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