Voto di scambio, l'ex sindaco Aliberti:
ho sempre combattuto la camorra

Voto di scambio, l'ex sindaco Aliberti: ho sempre combattuto la camorra
di Nicola Sorrentino
Venerdì 30 Settembre 2022, 06:55 - Ultimo agg. 09:31
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«La camorra l’ho sempre combattuta, ho fatto acquisire i beni al patrimonio comunale, come il fondo Nappo, chiesto certificati Antimafia a chi voleva lavorare per il Comune. Non ho mai avuto rapporti nè richieste dai Ridosso, sono altri ad avere rapporti con certe persone, quelli che mi accusano». È durato circa tre ore l’esame dell’ex sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti. Due giorni fa, ha fornito la sua versione dei fatti al pubblico ministero della Dda, Rocco Alfano, nel processo Sarastra, dove insieme alla moglie Monica Paolino risponde di scambio elettorale politico mafioso. Con lui sono imputati il fratello Nello, l’ex staffista Giovanni Cozzolino, l’ex vicepresidente dell’Acse, Ciro Petrucci, Andrea Ridosso e l’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi. 

Per l’accusa, l’ex sindaco avrebbe stretto un patto con il clan Loreto-Ridosso per le elezioni amministrative del 2013 a Scafati e le regionali del 2015. Partendo dall’inizio della sua carriera politica, Aliberti ha rivendicato la trasparenza dei suoi rapporti e l’autonomia della moglie. Tra le tante domande, il pm ha voluto chiarimenti sui rapporti con Andrea Ridosso, imputato e ritenuto tramite tra il clan e l’ex sindaco: «Mi fu presentato una volta - ha detto - voleva riscattarsi socialmente e impegnarsi in politica, dimenticando il suo cognome. Io glielo sconsigliai, raccomandandogli di concentrarsi sull’aspetto professionale. Ho ricordi di un ragazzo timido». Sull’accusa di aver fatto lavorare ditte per affissione di manifesti funebri in odore di camorra, imputazione presente nel processo, Aliberti ha aggiunto: «Ho fatto tutto ciò che era nelle mie possibilità verso quelle società, chiesi i certificati Antimafia ed erano puliti. Dopo seppi delle interdittive e ciononostante, quelle ditte hanno lavorato sotto la commissione straordinaria». Sull’ex consigliere Barchesi, anche lui ritenuto tramite per il clan, l’ex primo cittadino, assistito dai legali Giuseppe Pepe e Silverio Sica, ha riferito che gli fu presentato «Da altre persone, non ha mai avuto alcuna richiesta né parlato per conto di altri». 

Aliberti confessa poi di aver svolto anche un suo approfondimento su quanto emerso da indagini e processo: «La gran parte delle cose che ho letto non le conoscevo, ho dovuto ricostruire tutto, rapporti, incontri, non avete idea di quante persone incontravo ogni giorno da sindaco». Il contro esame della difesa è previsto per dicembre, dopo sarà la volta dei restanti testimoni. Al termine della lunga udienza, l’ex sindaco ha confessato agli amici, attraverso i suoi profili social, che quella di mercoledì «È stata la giornata più difficile della mia vita, ho trovato dentro la forza di un leone ma ho sentito sulla pelle le carezze di chi mi porta davvero nel cuore». 

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