Covid a Cava, rianimazione chiusa:
«Saremo costretti al triage di guerra»

Domenica 1 Novembre 2020 di Simona Chiariello

«Saremo costretti a decidere tra i pazienti anziani e quelli giovani. Saremo costretti a scegliere quelli con maggiore probabilità di salvezza. Dovremo adottare il cosiddetto triage di guerra. Un metodo usato negli ospedali da campo durante i conflitti». Una previsione drammatica che potrebbe verificarsi al Santa Maria dell’Olmo con la chiusura del reparto di rianimazione. A lanciare l’allarme e chiarire quali possono essere gli scenari, conseguenti alla sospensione della divisione di terapia intensiva è un’infermiera della rianimazione o meglio un gruppo di infermieri che vogliono fare sentire la loro voce. «Non c’è solo Covid - dice l’infermiera Anna Barone -. Chiudere la rianimazione vuol dire privare una città come Cava non solo dell’attività operatoria, ma anche, anzi soprattutto, la possibilità di salvarsi in caso di un’ emergenza da codice rosso».

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La chiusura della rianimazione comporterà, infatti, il trasferimento dei rianimatori ed infermieri al presidio covid del Da Procida mentre al Santa Maria dell’Olmo sarà un istituita un servizio di guardia. La presenza di un solo rianimatore potrebbe determinare delle situazioni drammatiche nel caso dell’arrivo in ospedale di più pazienti che necessitano di rianimazione. Secondo i sanitari cavedi si potrebbe attuare il cosiddetto triage di guerra e cioè una selezione, o meglio, la necessità di scegliere il paziente da soccorrere e dunque da salvare: «Potrebbe configurarsi la necessità di applicare il cosiddetto triage di guerra e cioè scegliere il paziente più giovane rispetto quello più anziano ed ancora tra quello che ha maggiore probabilità di salvarsi. Uno scenario drammatico che non vogliamo nel modo più assoluto».

Ultimo aggiornamento: 11:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA