Clan Stellato, l'Antimafia:
«43 affiliati a processo»

Clan Stellato, l'Antimafia: «43 affiliati a processo»
di Angela Trocini
Venerdì 30 Settembre 2022, 06:45 - Ultimo agg. 18:16
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Le indagini sulle sei «piazze» di spaccio, tra Pastena e Torrione, su cui Giuseppe Stellato pretendeva una tangente, sebbene tale attività non girasse intorno alla figura di «papacchione» che in realtà voleva assumere il controllo delle attività più redditizie nella zona orientale di Salerno portò a giugno scorso alla notifica di 38 misure cautelari (tra carcere, domiciliari ed obbligo di presentazione alla pg) per reati che vanno dall’estorsione e lesioni personali aggravati dalla finalità mafiosa al porto e detenzione di armi in luogo pubblico, concorso in spaccio di stupefacenti, indebita percezione di erogazioni pubbliche, ricettazione, riciclaggio e truffa. Il prossimo mese sarà il gup Francesco Guerra del Tribunale di Salerno a vagliare le accuse contestate dalla Dda salernitana ai 43 imputati per i quali il pm Marco Colamonici ha richiesto il rinvio a giudizio. Tra loro c’è anche l’avvocato Francesco Candela che, secondo le accuse, avrebbe lucrato sulla morte di un ragazzo: il professionista salernitano, insieme a Mario Viviani (uno dei leader degli ultras granata) sarebbero stati complici di una truffa ai danni di una coppia di genitori che avevano perso il figlio in un incidente stradale. Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri, il capo ultras - sfruttando la fiducia a lui riconosciuta proprio in quanto leader della tifoseria organizzata - sarebbe riuscito a carpire la buona fede dei genitori della giovane vittima ai quali avrebbe indicato il legale per le procedure assicurative relative alla morte del figlio. E l’avvocato Candela, falsificando la documentazione sulle presunte spese sostenute per il funerale della vittima (in realtà pagate dai servizi sociali del Comune per l’indigenza della famiglia) e le successive consulenze tecniche di parte avrebbe indotto in errore i familiari del ragazzo morto sugli oneri a lui spettanti appropriandosi della somma di 160mila euro dal totale del risarcimento liquidato dall’assicurazione per il sinistro, ripartendola con il Viviani ed un altro indagato che emetteva due fatture per presunte spese relative al funerale del ragazzo, in realtà inesistenti, in cambio di denaro. Cospicue regalie vennero fatte anche a Viviani. E inoltre, secondo le accuse, parte della somma intascata da Candela dalle parti offese sarebbe stata riciclata - attraverso una fattura falsa di 43.310 euro - emessa dalla società di consulenza di proprietà della moglie di Viviani, Lucia Franceschelli (anche lei indagata insieme al suo commercialista di fiducia, per aver conseguito senza averne diretto un contributo a fondo perduto che lo Stato ha erogato per sostenere le imprese colpite dall’emergenza epidemiologica da Covid 19). Ma il giudice dovrà vagliare anche tutte le ipotesi di spaccio contestate ai vari indagati (compreso nel carcere di Bellizzi Irpino), il trasporto o la consegna di armi (per stese o agguati). 
 

Intanto tra gli indagati c’è chi si difende scrivendo, dal carcere dove è detenuto da giugno, una lettera: si tratta di Gerardo Giordano, cugino di Giuseppe Stellato con il quale ha convissuto per un paio di mesi a casa della mamma di «papacchione» avendo perso la casa popolare in cui viveva con la madre: «solo in questo breve periodo ho avuto una frequentazione con mio cugino, ma non sono un camorrista. Nei 16 anni in cui è stato in carcere», continua Giordano, «non gli ho mai scritto, nè avuto colloqui a dimostrazione che non faccio parte di alcun clan. Ho dei precedenti penali, risalenti però a 13 anni fa. Da allora, ho sempre lavorato fino all’arresto di tre mesi fa». 

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