Scafati, coca e crack a domicilio:
condanna a 3 anni di carcere per pusher

Scafati, coca e crack a domicilio: condanna a 3 anni di carcere per pusher
di Nicola Sorrentino
Venerdì 26 Marzo 2021, 13:13 - Ultimo agg. 21:29
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Spaccio nelle palazzine di Mariconda, a Scafati. La Corte di Cassazione ha confermato una condanna a 3 anni per G.F. , 33enne scafatese, finito sotto accusa per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Stando a due sentenze, l'imputato avrebbe fatto parte di un gruppo di spaccio individuato dai caarbinieri di Scafati, tra le palazzine del quartiere Mariconda e il centro Plaza. Nel corso dei controlli e indagini, furono registrati i movimenti di diversi pusher e consumatori con involucri di cellophane e pallini di coca acquistati poco prima del fermo, con riferimenti sul costo e sulle modalità di pagamento a comprovare l'esistenza di una piazza ben organizzata nella vendita di stupefacenti. 

Chi voleva la droga, doveva entrare nella palazzina, bussare al portone che restava sempre aperto, pagare 20 euro e attendere la consegna. L'uomo fu individuato grazie alla collaborazione di alcuni acquirenti, che si rifornivano proprio dalle mani dell'imputato. Altri spiegarono di rivolgersi da mesi sempre dallo stesso spacciatore, individuato e descritto, con acquisti svolti in zona oppure, anche in questo caso, direttamente in casa. G.F. era ritenuto uno degli elementi di spicco del gruppo, già attinto in passato da precedenti penali specifici. La condanna in primo grado era arrivata dinanzi al gup, poi quella in Appello a luglio 2020. La vicenda in questione risale invece al 2019, quando scattò il blitz dei carabinieri, dietro coordinamento della Procura di Nocera Inferiore. Nell’ordinanza firmata dal gip del Tribunale, spuntò pure una partita di droga con 154 grammi di hashish occultato in un’intercapedine di una scala di pietra. L'indagine dimostrò, inoltre, una gestione a tratti familiare della vendita di droga, con ulteriore persone coinvolte e legate al giovane. La cui condanna è stata ora blindata dalla Suprema Corte di Cassazione, con il rigetto contestuale del ricorso della difesa.

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