Cognome sbagliato all'anagrafe:
«Io, penalizzata da un'identità non mia»

Lunedì 13 Gennaio 2020 di Barbara Cangiano
Alle volte una vocale può cambiarti la vita. Fino a cancellarti l’identità. «Mi chiamo Anna Gammello. Per ora». Così si presenta la 49enne salernitana da tempo residente a Roccapiemonte. Con lei c’è il marito Giuseppe Grieco, militare della guardia di finanza in congedo. È lui che l’aiuta a riammagliare i fili di una storia assurda, fatta di dolore e di sbagli, di affetti negati e di dimenticanze. Storia per la quale oggi Anna chiede giustizia, dicendosi pronta a citare in causa il Comune e i Servizi sociali. Sua madre, Grazie Abete, è deceduta nel 2015. Ma la sua unica figlia l’ha scoperto solo il 23 dicembre di quest’anno che si è appena chiuso. E come se non bastasse, ha appreso che il suo vero cognome è Gammella. La maggior parte degli atti che la riguardano sono errati: in quello di sua madre non c’è traccia della sua nascita. Nel suo sono errati i cognomi di entrambi i genitori. E questo l’ha penalizzata per anni nella ricerca della famiglia di suo padre, di cui solo recentemente è riuscita a trovare un componente. 

È il 1977 quando papà Oreste viene a mancare. Anna va a trovarlo al cimitero di Pellezzano solo una volta, insieme a sua madre. Poi, diventata adulta, tenta di mettersi sulle tracce dei suoi familiari. «Erano gli anni Ottanta e non avevo internet a disposizione – racconta – C’erano 45 Gammello e quasi tutti in America. Li ho contattati uno per uno, ma non c’è stato niente da fare». Finché ad aiutarla è stato il marito, che tramite una ricerca incrociata tra i faldoni del cimitero e del Comune di Pellezzano, ha scoperto che il cognome che contraddistingue tutti i documenti della moglie, dalla carta di identità alla patente, finendo ai contratti, è sbagliato. «Ecco perché non riuscivo a trovare più le mie radici – continua Anna – Tutto per colpa di una vocale sbagliata in un atto di nascita dove a essere errato è anche il nome di mia madre». La doccia fredda della sua scomparsa è avvenuta in maniera del tutto casuale, attraverso un messaggio inviatole via facebook da una conoscente. «I rapporti con lei erano ormai inesistenti – racconta – Ho trascorso un’infanzia difficile, in un garage di via Irno, tra assistenti sociali e grandi sacrifici. A diciotto anni andai via di casa, poi, dopo aver incontrato il mio ex marito provai a ricucire i rapporti invitandola a trasferirsi a casa nostra con il suo convivente. Poi un bel giorno sparirono». L’ultimo incontro nel 1999, quando Anna era incinta di suo figlio, oggi ventenne. «Ma anche se ormai non ci vedevamo più, i servizi sociali che la avevano in carico erano tenuti ad avvisarmi». Anna non sa neppure che fine abbiano fatto i pochi averi della madre: «Mi basterebbe riavere le fotografie di quando ero piccola». La disavventura della 49enne salernitana non termina qui. «Una volta al cimitero, non si riusciva a trovare la tomba – spiega il marito – Così hanno preso a scavare per recuperare l’indicativo sulla targa e abbiamo scoperto che il feretro era stato profanato». Nel mentre Anna si ritrova nei vortici della burocrazia e senza più identità: «Sono stati fatti errori su errori e ora dovranno dirmi come uscire da questa empasse». Ultimo aggiornamento: 16:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA