Covid a Salerno, Veronica uccisa dal virus
a 33 anni con il bimbo che aspettava

Sabato 28 Novembre 2020 di Nello Ferrigno

Le amiche la chiamavano Vero. Un nomignolo che metteva in luce una delle tante doti di Veronica Stile, la sincerità. Aveva 33 anni. Bella, gioiosa, gentile nei tratti, elegante nei modi, amante della vita, era legata alla sua famiglia e a quella che stava costruendo insieme al marito Rosario Stanzione, 34 anni. Tre anni fa la nascita di Serena, la loro bambina. Quattro mesi fa la notizia di un nuovo fiocco da appendere all'uscio di casa. Ma non c'è stato tempo. L'altra notte è deceduta per complicanze ematologiche al Policlinico di Napoli. Era risultata positiva al Covid-19. I primi giorni li aveva trascorsi a casa ma la cura non faceva effetto. Il virus resisteva agli antibiotici. La febbre non calava. Il Coronavirus si era infiltrato nei polmoni con un inizio di una polmonite bilaterale. I medici decidono di trasferirla a Napoli nel reparto Covid di ginecologia. Ma la situazione non è migliorata, anzi è degenerata. Il quadro clinico è precipitato all'alba di ieri. Da Napoli è arrivata la telefonata alla madre che ne annunciava la morte.

«Un dramma senza fine», ha commentato un'amica, «questo non è giusto, questo è insopportabile», le ha fatto eco un amico del papà. Sola in reparto, per ovvi motivi di sicurezza sanitaria, è spirata con gli affetti più cari lontani, Rosario, la figlioletta, la mamma Mariarosaria, il papà Mariano. Un evento drammatico reso ancora più doloroso dal fatto che chi la amava non ha potuto vederla per l'ultima volta. Veronica era un avvocato civilista. Ma era impegnata anche nel sociale. Era al fianco dei progetti di Cambiamenti, «non solo ha sostenuto tutte le nostre iniziative, ma ha partecipato attivamente alla loro riuscita con l'entusiasmo e la freschezza dei suoi trent'anni. Si è impegnata disinteressatamente al bene della sua comunità. Ora ne piangiamo la scomparsa e sono lacrime inarrestabili». A Roma, in occasione della decima edizione del premio Andrea Fortunato, è stata una delle firmatarie della proposta di legge sul passaporto ematico per assicurare agli sportivi una serie di controlli ematici e cardiaci. Era stato il marito a farla avvicinare allo sport. Rosario, infatti, prima di iniziare la sua attività imprenditoriale, aveva giocato a calcio. Aveva indossato anche la maglietta della Nocerina in serie C2 e alcuni anni fa ha aperto un centro sportivo all'avanguardia soprattutto nella prevenzione dei piccoli atleti. Il club rossonero ieri ha diffuso una nota di cordoglio «per abbracciare l'ex calciatore molosso per la tragica scomparsa di Veronica». 

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«Una ragazza, una collega, una giovane madre è scomparsa oggi - ha detto il sindaco Manlio Torquato, che ha indetto per oggi il lutto cittadino - non saprei dire ora quanto la Covid c'entri in questa tragedia, ma qualunque causa non spiega e non rende accettabile che una ragazza, bellissima, sbocciata alla vita e portatrice con sé di altra vita, possa spegnersi cosi. Non saprei avere altre parole, adesso, per suo marito, per suo padre e sua madre, per i suoi amici più cari». Il presidente della Camera minorile di Nocera Inferiore, Gianfranco Trotta, ha espresso profondo dolore per la scomparsa di una giovane collega stroncata da un destino beffardo e crudele». La giovane era nipote del medico Giancarlo Mauramati. «La vita ha detto sconfortato dal dolore l'otorino è crudele, infame, ti distrugge in un momento. Ti annienta e poi di abbandona fino a portarti alla morte». La salma giungerà da Napoli nel primo pomeriggio di oggi. Alle 15 al cimitero di Nocera Inferiore è in programma, in forma privata, la benedizione e la cerimonia di commiato.

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