Coronavirus, la beffa dell'ospedale di Eboli:
non ci sono i motori nel reparto anti-virus

Venerdì 28 Febbraio 2020 di Rosa Palomba
L'annuncio è buono e desolante. Un traguardo intossicato da uno stand by durato oltre sette anni. L'obiettivo comunque, adesso sembra a pochi passi. Anzi lo sarà fra sei giorni, quando dentro l'ospedale di Eboli riaprirà il reparto di isolamento. Ma poi bisognerà aspettare altri tre giorni affinché la Divisione possa funzionare anche a «pressione negativa», il sofisticato meccanismo destinato agli ammalati super contagiosi.

Il trionfale taglio del nastro nel 2011. Al tempo di un'altra grande paura: l'influenza Aviaria. Furono allestite per questo le uniche due camere ad alta tecnologia del Sud, dopo quelle dell'ospedale Cotugno di Napoli. Due posti letto appena; eppure presidio di speranza in questa città cerniera fra il Salernitano e il resto del Meridione.

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Mercoledì 4 marzo 2020, potrebbe essere il giorno della «rinascita da Coronavirus». Tutto accelerato, questa volta per fronteggiare il Covid-19. «Le ditte sono al lavoro per riallestire il minireparto che nell'immediato sarà utilizzato per l'isolamento degli ammalati con sospette patologie contagiose», dice Mario Minervini, direttore sanitario del Maria Santissima Addolorata di Eboli. E poi? «Poi i tecnici verranno a montare i motori delle porte a pressione negativa», così che l'aria contaminata non possa passare dall'interno del reparto all'esterno.

Riparato anche il particolare ascensore che dalla sezione Malattie infettive e Tropicali conduce all'«isolamento». A posto anche i respiratori. Due tra le ragioni per cui già nel 2013 le due camere furono messe fuori servizio. Una serie di limitazioni che a luglio scorso imposero perfino il ricovero in Medicina di alcuni pazienti infetti, perché il reparto ad hoc era in overbooking.
 

Meccanismi informatici, ascensore, respiratore. Poco più di 100mila euro. Ma nessuna soluzione era finora emersa per i motori delle porte a pressione negativa in uno degli appena venti reparti ospedalieri in tutta Italia. «Perché la ditta fallì», spiega ancora il direttore sanitario che pure in questi anni si è ripetutamente rivolto all'Asl perché intervenisse. Del resto, al di là dell'eccezionale epidemia da Coronavirus di queste settimane, proprio la zona della Piana del Sele è sovraffollata da persone che lavorano nelle campagne e che arrivano da Paesi dove alcune sindromi contagiose sono molto diffuse.

Lettere, esposti, emergenze all'apparenza insanabili nella struttura ebolitana e «porte» rigorosamente fuori servizio. La chiusura della ditta che le aveva installate avrebbe reso impossibile trovare i pezzi di ricambio per la riparazione. E sul reparto calò il silenzio. Burocrazia e chissà quanto altro fino a pochi giorni fa, quando finalmente è stata individuata un'altra azienda che non ha sostituito i pezzi rotti ma ha semplicemente cambiato l'intero meccanismo. I costi? «Davvero non lo so», aggiunge il direttore sanitario Minervini, ma pare che non superino i 70mila euro. Si poteva decidere prima? Si sarebbe potuto - specifica Minervini - ma siamo in periferia «anche se comunque questo ospedale ha una serie di eccellenze raggiunte proprio in questi ultimi sette-otto anni».
 
 

Cambiare tutto il sistema di apertura e chiusura delle porte a pressione negativa, appare adesso una conquista giunta a ridosso del primo caso positivo al Coronavirus: la giovane biologa cilentana che martedì sera è stata ricoverata prima all'ospedale di Vallo della Lucania e poi al Cotugno dove si trova tuttora. E se sembra ormai vicina la ripartenza del reparto, resta fermo il ricercato, ultramoderno laboratorio di analisi dedicato anch'esso alle malattie infettive. Ancora una volta, l'unico centro così altamente specializzato del Sud, oltre al Cotugno. In questo caso però l'empasse sembra sia legata a una direttiva ministeriale che avrebbe lasciato questo tipo di indagini cliniche soltanto all'ospedale per le malattie infettive napoletano. «Se il ministero della Salute ci desse il via libera e i kit necessari, noi potremmo aprire in poche ore», aggiunge Minervini. Come a dire che la struttura di Eboli potrebbe intervenire se il Cotugno dovesse andare in sovraccarico. Intanto, strumentazioni e medici restano in un estenuante stop aspettando che termini la corsa dei tecnici della nuova ditta contro il Covid-19 e che quel reparto finalmente ricominci a lavorare. Dopo la pomposa inaugurazione del 2011, mercoledì l'annunciata riapertura ma a scartamento ridotto, fino a quando appunto, le famose porte potranno aprirsi e richiudersi automaticamente impedendo agli agenti patogeni infettivi di passare da una parte all'altra, lasciando al sicuro operatori sanitari e pazienti ricoverati nelle altre corsie.

Ma per questo bisogna aspettare ancora nove giorni. Ultimo aggiornamento: 10:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA