VINCENZO DE LUCA

Verso il lockdown bis a Salerno,
tremano più di 53mila aziende

Sabato 24 Ottobre 2020 di Diletta Turco

È un lungo elenco di «in e out» quello che dalla prossima settimana potrebbe riguardare le attività economiche che, in provincia di Salerno, dovranno attenersi al secondo lockdown annunciato dal governatore De Luca o potranno continuare a lavorare. Quello che tutti gli operatori economici avevano sperato di non dover affrontare ossia una seconda chiusura forzata, che, a quanto detto dal presidente della giunta regionale durerà circa trenta giorni - sembra essere oramai una inevitabile certezza. Ma chi potrà continuare a lavorare senza interruzione? E chi, invece, dovrà chiudere le sedi e abbassare le saracinesche in attesa dell'abbassamento della curva dei contagi? Ieri, durante il consueto appuntamento settimanale, il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha infatti elencato i settori definiti «essenziali» e per i quali non sarà prevista alcuna chiusura o restrizione d'attività. E cioè l'edilizia, l'industria, il trasporto merci e la logistica, l'intera filiera agroalimentare. Dei confini, quindi, diversi. Perché, almeno stando alle prime indicazioni, l'intero settore industriale sarebbe tutelato nella propria attività (differentemente dai discrimini di marzo, in cui determinati comparti lavoravano e altri no), così come l'edilizia, prima assente dalle filiere «in». A dover subire una seconda chiusura anche se temporanea sarebbero principalmente il turismo, il commercio e il mondo dei servizi, principalmente quelli legati alla persona.

I NUMERI
E, come dimostrano i dati del registro delle imprese della Camera di Commercio di Salerno, le aziende attive ad agosto nei comparti vicini alla chiusura sono oltre 53mila. E cioè esattamente il 55% del totale delle aziende attive in provincia di Salerno, che è quasi di 100mila unità. Lo stop annunciato dal governatore della Campania, a Salerno, dunque, toccherà la maggioranza degli imprenditori. I settori più colpiti, come detto, saranno il commercio e i servizi. Nel primo caso i negozi all'ingrosso e al dettaglio che chiuderanno (ad eccezione degli alimentari) sono circa 27mila. Altre 9mila circa, invece, le aziende della provincia di Salerno che operano nell'alloggio e nella ristorazione, mentre cifra simile si registra anche tra le agenzie di viaggio, servizi finanziari, supporto alle imprese e assicurazioni. Altre 4mila circa, poi, anche le imprese che operano nei servizi alla persona. Con il rischio che il nuovo lockdown colpisca nuovamente anche parrucchieri, estetisti, palestre. Rispetto alle 53mila realtà produttive salernitane chiuse, in provincia di Salerno la chiusura forzata non riguarderà le 16mila aziende che operano, ad esempio, nell'agricoltura e nell'intera filiera agroindustriale. Così come potranno continuare a lavorare le oltre 8mila realtà manifatturiere presenti sul territorio, le quasi 12mila aziende edili e le 3mila imprese che operano nel trasporto merci e nella logistica.

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LO SCENARIO
Al momento, però, nulla di definitivo è stato stabilito, anche perché manca ancora all'appello un confronto necessario tra le istituzioni regionali, le segreterie regionali dei sindacati e le associazioni di categoria che rappresentano le filiere produttive del territorio. Passaggio imprescindibile per poter, poi, prevedere tutte le forme di sostegno al reddito per i lavoratori che non potranno svolgere il proprio impiego e per gli imprenditori titolari di locali, ristoranti, negozi o attività artigianali. È proprio questo, infatti, uno dei nodi più delicati della vicenda, perché viaggia in parallelo con l'esaurimento totale o parziale delle settimane a disposizione di cassa integrazione Covid messe in atto dal Governo. La stragrande maggioranza delle aziende salernitane che erano rientrate nella prima parte di sostegno, infatti, ha avuto una specie di proroga automatica anche per questa seconda tranche. Che dovrebbe scadere entro la fine del 2020. Ma che, in realtà, in molti casi è vicina alla fine. Chi potrà, insomma, ricorrerà alle ulteriori settimane di ammortizzatori sociali garantiti dal Governo. Ma, per chi non potrà o per chi non ci è mai rientrato ma ha ricevuto i bonus per le partite Iva, dovranno essere trovati specifici fondi per misure ad hoc.

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