Deviazione del Fusandola, perizia choc:
autorizzazioni non valide su falso progetto

Domenica 22 Novembre 2020 di Petronilla Carillo

Il torrente Fusandola è a «serio rischio di esondazione» soprattutto nella parte che è stata scatolata, quella verso monte. Il perché lo spiega l’ingegnere Vincenzo Rago, consulente della procura di Salerno, nella perizia di 58 pagine che ha «convinto» il gip del tribunale di Salerno a riaprire il caso relativo ai titoli autorizzativi e alla regolarità del progetto esecutivo redatto per lo spostamento del torrente, condizione senza la quale non si sarebbe potuto realizzare nè il Crescent e neanche piazza della Libertà. La stessa perizia, del 2016 ma che spunta a sorpresa nei procedimenti giudiziari, è ora all’attenzione anche dei giudici della Corte d’Appello di Salerno che devono «rivedere» la sentenza di assoluzione per tutti gli imputati del Crescent, tra i quali anche il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, accusato diabuso d’ufficio, reato commesso quando era ancora sindaco di Salerno. 

Venticinque i punti conclusivi attraverso i quali il perito «smonta» la regolarità delle procedure adottate partendo proprio dal continuo «insabbiamento della foce del torrente» da lui personalmente constatata durante alcuni sopralluoghi. Secondo Rago sarebbero state concesse autorizzazioni sulla base di un progetto esecutivo che sarebbe ben diverso da quello definitivo. Partendo proprio dall’insabbiamento della foce, il tecnico si è reso conto che il tracciato del torrente, indicato nel progetto esecutivo si differenzia da quello approvato col progetto definitivo per il diverso andamento planimetrico dei tratti terminali del Fusandola. «Vi e dunque - scrive Rago - una sostanziale differenza tra le previsioni progettuali dei due tracciati». Quindi che «il parere “favorevole con prescrizioni” relativo alla “deviazione del torrente Fusandola” espresso dalla l’Autorità di Bacino Destra Sele è stato reso rispetto ad una ipotetica versione, mai approvata, del progetto definitivo». Anche l’Agenzia del Demanio, secondo il tecnico, sarebbe stata indotta nello stesso errore. Quindi, le due concessioni demaniale rilasciate, «fanno correttamente riferimento al progetto esecutivo» e non, quindi, a quello definitivo. Ma mancherebbe anche l’autorizzazione idraulica che doveva essere data dal Genio civile. Autorizzazione che non poteva in ogni caso essere rilasciata in quanto la prevista (e poi realizzata) deviazione del torrente rientra tra le attività vietate in modo assoluto sulle acque pubbliche. Soprattutto perché la norma «vieta la copertura di qualunque corso d’acqua che non sia imposta da ragioni di tutela della pubblica incolumità». Ma non solo. Il torrente - secondo la perizia Rago - sarebbe stato «tombato» e la foce accorciata sulla base di un progetto poi modificato, la cui modifica «invaliderebbe» tutte le autorizzazioni rilasciate. In più il tecnico contesta anche le procedure di collaudo: «le opere collaudate riguardano esclusivamente la porzione che va dall’arenile fino a tutta la piazza realizzata in corrispondenza del lungomare - si legge - le restanti opere in cemento armato costituenti 10 scatolare all’interno del quale è canalizzato il corso d’acqua. e che vanno dalla piazza fino allo spigolo a sud ovest della Casa del combattente per circa 35 metri, e da questa fino all’innesto con la esistente sezione tombata dell’alveo in corrispondenza dello spigolo a nord est dell’istituto scolastico Barra, sotto via Odierno (per circa 45 metri) sono dunque prive del necessario certificato di collaudo.

Secondo il perito della procura, il torrente presenta «un livello di insabbiamento tale determinare una importante criticità idraulica e consistita nella genesi di un fenomeno di rigurgito verso monte tale da mandare in pressione il tratto tombato anche per la portata corrispondente ad un tempo di ritomo di 50 anni. Tale situazione e da ritenersi inammissibile dovendosi assumere come valore di riferimento minimo del tempo di ritorno minimo quello corrispondente a 100 anru. Allo stato, dunque, 1o scrivente ritiene che, sia per effetto della trincea di sbarramento presente nell’alveo tombato del torrente (che, secondo il progetto approvato, doveva essere rimossa e che invece non e stata rimossa) sia per effetto dell’insabbiamento del tratto terminale del torrente vi e il rischio che la corrente idraulica non riesca a defluire regolarmente generando fenomeni di rigurgito verso monte e che, oltre a mandare in pressione 10 scatolare in cemento armato, possono determinare la fuoriuscita di acqua anche in corrispondenza del tratto iniziale dell’alveo tombato posto in corrispondenza di via Fusandola con conseguente verificarsi di pericolosi fenomeni di esondazione». 

Ultimo aggiornamento: 23 Novembre, 13:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA