«Confuse il coma con il sonno»:
errore fatale, medico condannato

di Nicola Sorrentino

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NOCERA INFERIORE - «Diagnosi sbagliata e fatale» per un paziente, sentenza ribaltata in Corte d’Appello per un medico scafatese, G.V. , in servizio all’epoca dei fatti a Villa Chiarugi, ora condannato a 4 mesi di reclusione per omicidio colposo. In primo grado, il professionista era stato assolto. 

Risalgono al 28 agosto 2010: da circa quattro giorni, nella casa di cura nocerina era ricoverato Francesco D’Amato, un paziente di Sarno. La diagnosi era stata «psicosi schizoattiva». Secondo le accuse iniziali della procura e di una perizia chiesta dalla parte civile, rappresentata dall’avvocato Gaetano Falciani, l’uomo morì all’alba del giorno dopo a causa di una diagnosi errata di «profondo sonno». Sarebbe stato proprio il medico di guardia, scagionato in primo grado e ora condannato in secondo, a registrarla. Il paziente versava in una situazione di coma a causa di un’emorragia cerebrale che fu conseguenza di due potenziali cadute, una avvenuta il giorno prima del decesso e la seconda, il giorno successivo. Nel suo turno, il medico imputato prescrisse al paziente la somministrazione di 250 millilitri di soluzione reidratante e di un flacone del farmaco Tad 600, sospendendo la terapia neurolettica e applicandogli una busta di ghiaccio sulla fronte. Ma non prescrisse né avrebbe richiesto l’esecuzione di una Tac cerebrale in idonea struttura.
Domenica 16 Dicembre 2018, 06:15 - Ultimo aggiornamento: 16-12-2018 08:44
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