Discoteche chiuse, rabbia dei gestori:
​«Serve il green pass, siamo al palo»

Domenica 18 Luglio 2021 di Barbara Cangiano
Discoteche chiuse, rabbia dei gestori: «Serve il green pass, siamo al palo»

Sono l'unica categoria professionale ancora ferma al palo. E di loro si parla poco. Anche perché, tra ottimismi gelati da timori di nuove ondate di contagio e frange sempre più ampie di persone restie al vaccino, il mondo delle discoteche sembra lontano da ogni possibile riapertura. Ma una speranza, almeno tra gli addetti ai lavori, c'è e si chiama green pass. La mossa adottata da Macron in Francia, che tante proteste ha sollevato tra la popolazione, piace invece a chi si augura di poter lavorare, ancora prima che tornare a una vita normale. Anche perché, ed è evidente a chiunque frequenti il mondo del by night, a ballare si balla comunque e ovunque, che siano lidi o ristoranti, pub o bar. Però sulla carta, chi ha la sola licenza per attività danzanti (e non per la ristorazione) è costretto a restare ancora a braccia conserte e a non poter garantire un lavoro ai propri dipendenti.


Un paradosso che fa andare su tutte le furie Daniele Avallone, pierre: «Abbiamo visto tutti cosa è accaduto negli stadi e quotidianamente abbiamo davanti al nostro naso feste pubbliche e private, dove nessuno si prende la briga di controllare cosa accade. Ma i locali classificati come discoteche non possono accogliere il pubblico e probabilmente non riapriranno neppure dopo l'estate, soprattutto se, come si sente dire dagli esperti, il rischio di una nuova ondata legata alla variante Delta è più che concreto. A questo punto l'unica soluzione è il green pass. Perché con questa card sarebbe possibile riprendere a lavorare e rimettere in moto un settore che è ormai è morto. Tra l'altro in costiera amalfitana ci sono locali che hanno già deciso di lavorare in questo modo, consentendo l'accesso solo ai vaccinati o a chi è in possesso di un tampone».

Ad essere ancora scettici rispetto ai vaccini sono gli adulti, mentre i giovanissimi farebbero carte false per ottenere in tempi rapidi una doppia dose: «E questo fa molta tristezza continua Avallone perché gli adulti dovrebbero fungere da esempio. I ragazzi sono spinti dalla voglia di tornare a incontrarsi come accadeva pre Covid? Ben venga. Non è importante la motivazione, quanto il risultato».

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Sì al green pass anche per Davide Boccazzi di Goccia a Mare e del sabato delle Rocce Rosse: «I ragionamenti che ascolto sulle presunte minacce alla libertà individuale mi fanno ridere. La libertà del singolo finisce laddove limita la mia. E rifiutare di farsi inoculare un vaccino significa costringere alla fame migliaia di persone che hanno necessità di lavorare. Non capisco perché non ci si debba fidare della scienza. È evidente che il vaccino non protegge dalla malattia, ma dalla forma grave sì e che serve a limitare i contagi e la conseguente diffusione delle varianti. Cosa altro deve accadere prima che venga reso obbligatorio? Il green pass dovrebbe essere istituzionalizzato in tutta Europa, altrimenti andremo avanti chissà per quanto altro tempo tra chiusure ed aperture che stanno azzannando l'economia e il tessuto sociale». La pensa così Maurizio Maffei, patròn del Bogart Cafè, chiuso ormai da mesi: «Questa storia sta diventando una barzelletta. Bisognerebbe comprendere che green pass e controlli sono fondamentali per andare avanti. Altrimenti significa dover chiudere per sempre e questo sarebbe la morte del settore. In questo periodo abbiamo visto veramente di tutto, quindi non si comprende il perché il Governo non faccia un atto di forza e renda obbligatoria la vaccinazione, in modo da tutelare il Paese dal punto di vista sanitario e da garantire all'economia di potersi rialzare, consentendo agli imprenditori seri e scrupolosi di rimettersi in marcia con tutte le cautele del caso».

Per Armando Mirra del Sea Garden «è una questione politica, o almeno questa è l'idea che mi sono fatto. Le interlocuzioni con il Ministero e il Cst, attraverso Asso Intrattenimento e Silb, sono praticamente quotidiane. Ogni tanto c'è uno spiraglio e qualcuno tira fuori dal cilindro una data per la riapertura. Prima si era detto il 18, ora si parla del 24 luglio. Ma nessuno ci crede più. Eppure in strada ci sono milioni di persone senza mascherine, non c'è quasi nessuno che rispetti il distanziamento, si balla ovunque, perfino sui marciapiedi, ma noi non possiamo aprire i nostri locali. Questa è l'Italia, il Paese delle barzellette, dove le regole si creano solo perché non si vogliono risolvere realmente i problemi».
 

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