Droga per finanziare la Jihad,
altri due arresti al porto di Salerno

Martedì 3 Agosto 2021
Droga per finanziare la Jihad, altri due arresti al porto di Salerno

Traffico internazionale di droga: è il reato che la Guardia di Finanza di Salerno e il Gico di Napoli contestano al titolare di una società di servizi elvetica, Alberto Eros Amato, di 45 anni, e a uno spedizioniere doganale, Giuliantonio Apicella, 49 anni, per i quali il gip di Salerno Francesco Guerra ha disposto, rispettivamente, il carcere e i domiciliari.

Le misure cautelari giungono al termine di indagini scattate dopo un ingente sequestro di sostanze stupefacenti avvenuto nel porto di Salerno l'11 giugno 2020 quando i finanzieri trovarono, in quattro container, tra capi di abbigliamento, mobili da ufficio e bobine di carta per la produzione di cartoni per imballaggi, ben 17 tonnellate di sostanza stupefacente, tra hashish e amfetamine.

 

Lo stupefacente, proveniente dalla Siria, sarebbe dovuto transitare nel porto di Salerno alla volta del Medio Oriente. I due indagati, secondo gli inquirenti della Procura di Salerno, si sarebbero adoperati per organizzare il transito ed il successivo trasferimento di consistenti carichi di droga nascosti dietro idonei carichi di copertura. 

I finanzieri hanno eseguito intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre a mirati accertamenti bancari che hanno consentito di scoprire il «modus operandi» e di risalire ai pagamenti - transitati estero su estero - dalla società di trasporto svizzera allo spedizioniere doganale. Secondo quanto emerso dalle indagini sarebbe stato eliminato ogni segno distintivo del luogo di provenienza del carico, sia dalla documentazione commerciale che dai container, al fine di evitare ispezioni doganali negli scali portuali intermedi.

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La Siria, infatti, è inserita nelle «black list» del sistema doganale Schengen per i rischi connessi a spedizioni pericolose. Gli investigatori ritengono che presso lo scalo marittimo salernitano venivano emesse da parte dell'agente doganale delle nuove polizze di carico della spedizione mentre l'imprenditore elvetico provvedeva a una nuova fatturazione utilizzando aziende commerciali compiacenti e nella sua piena disponibilità. In estrema sintesi i due indagati utilizzavano la pratica doganale del «tramacco», attraverso la quale riversavano la merce del container di origine all'interno di un altro. In tal modo riuscivano ad eliminare tutte le tracce della provenienza siriana della spedizione commerciali che così non risultava, in modo ingannevole, in partenza dal porto di Salerno ma poteva essere rispedita in sicurezza nei Paesi Arabi. L'imprenditore svizzero 45enne è stato associato alla casa circondariale di Roma/Rebibbia mentre lo spedizioniere salernitano 49enne ristretto presso il proprio domicilio di Baronissi. 

Ultimo aggiornamento: 18:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA