Picentini, Bilotti porta in Parlamento
​il caso delle educatrici senza stipendio

Mercoledì 20 Maggio 2020

Un anno e mezzo di attesa e delle 15 mensilità arretrate ne arrivano soltanto 4. La vertenza riguarda le assistenti socio educative che operano nelle scuole per il Piano di zona S4 dei comuni picentini (in provincia di Salerno), garantendo assistenza agli alunni disabili. Agli inizi di aprile avevano ricordato di attendere ancora le retribuzioni dello scorso anno scolastico e la vicenda era stata oggetto di una lettera che la deputata Anna Bilotti aveva indirizzato ai vertici dell'Ambito territoriale, sollecitando i pagamenti. Ora la risposta del Piano di zona arriva con una determina che salda ad associazioni e cooperative impegnate nel servizio solo gli ultimi quattro mesi del 2018, senza alcuna indicazione su quando saranno versati i corrispettivi del 2019. Una decisione che ha indotto la deputata del Movimento 5 Stelle a intervenire di nuovo, stavolta con un'interrogazione parlamentare che punta a migliorare l'intero sistema delle politiche sociali.

«Ho depositato un'interrogazione al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali – annuncia Bilotti – in cui chiedo quali siano le iniziative ad oggi assunte per la definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza Sociale (i Leas) previsti dalla legge 328 del 2000». L'applicazione dei Leas riconoscerebbe a ogni cittadino il diritto di esigere l'erogazione di servizi minimi in ogni territorio, finanziabili con un fondo nazionale, centrando il doppio risultato di elevare la qualità dell'assistenza e contribuire al superamento del precariato lavorativo. «Ho potuto constatare quanto l’organizzazione dei servizi sociali territoriali rappresenti la vera diseguaglianza sostanziale tra diverse aree del Paese e in particolare tra Nord e Sud – sottolinea la parlamentare – Spesso la copertura dei fabbisogni dipende dai bilanci degli enti locali, che generano servizi diseguali: si va dai 20 euro procapite investiti in Calabria ai 325 euro della Provincia autonoma di Bolzano. E il dramma non colpisce solo chi chiede assistenza ma anche le professionalità impiegate, sempre più spesso vittime di precariato e sfruttamento economico».

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