La roccaforte di De Luca sotto assedio: prima sconfitta in 25 anni, via al processo

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di Gigi Di Fiore

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Inviato a Salerno

La parola d'ordine sembra essere non è successo niente. I risultati elettorali parlano anche qui di un crollo del Pd, di una solenne mazzata dello strapotere trentennale di Vincenzo De Luca, ma i suoi uomini, che gestiscono le redini della provincia salernitana, sminuiscono. E parlano di «sconfitta meno seria che altrove». Come il segretario provinciale del Pd, Enzo Luciano, naturalmente deluchiano di ferro, che dice, aggrappandosi ad un punto di percentuale in più conquistato dal suo partito rispetto alla media nazionale: «Abbiamo retto alla valanga della protesta che ha investito il voto nell'intero Paese. Un risultato che fa ben sperare, per una ripresa che dovrà essere soprattutto di riorganizzazione interna».

Un richiamo al serrare la fila. Di fatto, Piero De Luca, rampollo del governatore su cui puntava il Pd per stravincere da queste parti, è arrivato in Parlamento solo come capolista nella lista proporzionale del collegio di Caserta. Battuto a Salerno all'uninominale dai grillini, si lecca le ferite e, alla prima uscita nel suo comitato elettorale dopo la batosta, parla come fosse ancora ancora impegnato in un comizio.

Tutti i fedelissimi si stringono attorno al governatore. Nessuno tra quelli più in vista parla. Resta in silenzio e rimanda agli organi ufficiali del Pd, Fulvio Bonavitacola, alter ego di De Luca, il collaboratore di cui si fida di più e che consulta sempre. Non ha nulla da dire anche il sindaco Enzo Napoli, l'uomo che, secondo quanto tutti ripetono in città, sta preparando il terreno per l'elezione a primo cittadino dell'altro figlio del governatore, Roberto, ex assessore comunale al Bilancio.

Ma, anche se a Salerno il Pd si è attestato sul 19 per cento, la sconfitta c'è. Pesa però ancora poco sul territorio, dove i posti chiave del potere locale restano saldamente in mano a De Luca. È caduto anche il candidato che, dopo Piero De Luca, era la maggiore espressione del gruppo: Franco Alfieri, che ha raccolto 35mila voti non sufficienti rispetto ai 45mila di Marzia Ferraioli di Forza Italia. Lui, ora, se la prende con i suoi concittadini di Agropoli: «Da loro mi aspettavo un consenso maggiore». Poi, analizza il tracollo: «La mia candidatura, come quella di Piero De Luca, è stata oggetto di bombardamenti mediatici personali davvero pazzeschi».
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Mercoledì 7 Marzo 2018, 06:47 - Ultimo aggiornamento: 07-03-2018 13:57
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