Energia e materie prime, costi schizzati
alle stelle: «In tanti già dagli usurai»

Energia e materie prime, costi schizzati alle stelle: «In tanti già dagli usurai»
di Barbara Cangiano
Giovedì 29 Settembre 2022, 06:50 - Ultimo agg. 10:44
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Per i panificatori l’energia elettrica è aumentata del 500 per cento e il gas del 600 per cento. Ai baristi il caffè costa cinque euro in più al chilo, mentre per i pasticcieri le spese per uova e zucchero sono quasi raddoppiate. Sono alcuni dei dati contenuti nel report che è stato depositato ieri in Prefettura dopo il vertice della scorsa settimana tra Francesco Russo e una delegazione del comitato di artigiani spontaneamente sorto per provare ad arginare il caro bollette attraverso iniziative di piazza e incontri istituzionali. In quella occasione venne richiesto agli operatori del settore di fornire, sebbene in forma schematica, le cifre che meglio rappresentassero il disagio, oltre al numero degli esercizi e delle attività presenti sul territorio, a quello degli operatori e dei dipendenti, con il raffronto tra il costo delle materie prime registrato nel 2021 e nel 2022.

I dati non sono per nulla incoraggianti ed i rischi che si profilano all’orizzonte, a detta degli stessi artigiani sono licenziamenti, usura e chiusure. Se di perdite di posti di lavoro e saracinesche abbassate ancora non se ne sono viste, sono già diversi gli operatori che si sono rivolti a prestiti illeciti, dopo essersi visti rifiutare fidi dalle banche. Un fenomeno sotterraneo che si sta diffondendo velocemente e che tradisce la disperazione di chi le prova tutte pur di non mollare.

I più penalizzati sono i panificatori: dalla documentazione è emerso che le aziende in provincia di Salerno sono 500 per un totale di 2200 dipendenti. Oltre a corrente e gas, il pellet è cresciuto del 300 per cento, la farina del 130, il lievito del 150, l’olio di girasole del 300, lo strutto del 120. Per non parlare del capitolo packaging: tra sacchetti e buste di plastica si arriva al 330 per cento.

Una situazione drammatica, secondo Nicola Guariglia, presidente dell’associazione panificatori: «Siamo crocifissi. Il declino, in verità, era iniziato già a settembre dell’anno scorso, quindi ben prima della guerra, con un ingiustificato aumento delle materie prime. Ci recammo immediatamente in Regione - racconta - per parlare con gli assessori al ramo ai quali esponemmo i nostri dubbi e le nostre paure, perché eravamo certi che la situazione potesse precipitare. Poi a giugno le bollette sono raddoppiate, a luglio triplicate, ad agosto ancora triplicate rispetto al mese precedente. È evidente che siamo al collasso totale. Molti colleghi non sono riusciti a pagare perché hanno esaurito tutti i risparmi. Qualcuno è andato in banca per un prestito e qualcuno più debole è già finito in mano agli usurai - denuncia - Non abbiamo mesi di tempo per aspettare provvedimenti seri, ma giorni. Il rischio è che scompaia il pane dalle tavole». Oggi gli artigiani parteciperanno a un corteo che si terrà a Napoli e che, dopo aver attraversato la città, terminerà in piazza Plebiscito, dove verrà provocatoriamente regalato il pane. 

Non se la passano meglio le altre categorie: bar e gelaterie, che sul territorio provinciale sono 1100 per un totale di 2200 dipendenti, si sono visti lievitare i costi del caffè da 13 a 18 euro a chilo. Lo zucchero è passato da 1,20 a 1,60 euro, i cornetti da 0,40 a 0,60 centesimi, le bibite sono impennate del 30 per cento e la stessa spesa per il personale è cresciuta del 29 per cento. Le pasticcerie (che sono 2600 per 13500 dipendenti) anziché comprare la farina a 0,73 centesimi al chilo, sborsano più di un euro. Per lo zucchero 1,20 a fronte degli 0,65 centesimi dell’anno precedente, la margarina è salita da 2,40 a 3,66 euro e lo strutto da 1,40 a 2,20.

Ancora: la panna da 1,80 a 2,50 al litro e una cassa da 180 uova che prima costava 23 euro ora ne costa 30. Le pizzerie sono 3600 (per 22mila dipendenti) e comprano la farina a 31,50 euro al chilo, sei euro in più rispetto a dodici mesi prima. I pelati sono saliti a 21 euro al chilo (un anno fa ne costavano 9), il fior di latte da 5 a 7,50 e il lievito da 5 a 8 euro. Peppe Faiella, presidente dell’associazione pasticcieri salernitani, non è per nulla ottimista: «Oggi abbiamo una riunione per capire il da farsi perché si vocifera di ulteriori aumenti di luce e gas. Mentre la politica decide noi moriamo. Ai miei colleghi ho detto: non finite in mano agli usurai. Chiudete dignitosamente la porta finché non arriveranno tempi migliori».

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