False griffe vendute in Campania,
in dieci rischiano il processo

Martedì 11 Agosto 2020 di Nicola Sorrentino

Capi d’abbigliamento riprodotti come gli originali, poi venduti ad attività commerciali, negozi e singoli compratori attraverso la rete. La Procura di Napoli chiude le indagini che lo scorso giugno portarono dieci persone - questo il numero degli indagati che ora rischia il processo - in misura cautelare e a divieti di dimora in Campania, con le accuse di associazione a delinquere dedita al traffico di abbigliamento contraffatto. La base logistica e contestuale epicentro, erano a Nocera Inferiore e Pagani, con quattro persone, residenti tra i due comuni, ritenuti a capo dell’organizzazione.

Tra queste C.A. di Pagani, P.D. di Nocera Inferiore, G.V. sempre di Pagani e N.F. residente a Nocera. Il lavoro d’indagine fu svolto dal nucleo di polizia economico finanziaria di Napoli, che scoprì che indumenti e vestiti provenivano dalla Turchia e dalla Cina. Nelle accuse ora notificate ai dieci indagati con avviso di garanzia, viene contestata anche la commercializzazione di prodotti contraffatti, frode nell’esercizio del commercio, vendita di prodotti industriali con segni mendaci e ricettazione. Secondo l’organo inquirente, a muoversi era una «articolata organizzazione criminale», strutturata con ruoli e incarichi precisi che poteva contare su forti contatti e canali di approvvigionamento.

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