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Mangone dal MAM di Buccino alla Biennale:
«L'arte non può essere indifferente»

Martedì 15 Marzo 2022 di Barbara Landi
Il pittore Fernando Mangone

«È il mio viaggio emozionale senza confini. La curiosità spinta verso altri mondi, altre culture, oltre la visione superficiale, tesa ad incrociare altre storie, metafora di vita e di libertà»: esordisce così il pittore , che sarà tra i protagonisti della prossima Biennale Internazionale d’Arte di Venezia.

È inarrestabile il movimento creativo dell’artista espressione delle aree interne della Campania, che da Buccino – dove ha fatto di recente ritorno e dove sta allestendo il suo museo personale, il MAM – si proietta ancora una volta sullo scenario internazionale.

La sua importante opera “Masque”, un inno al diritto alla diversità umana e culturale, sarà esposta a partire dal 22 aprile nel Padiglione “Grenada” della 59esima Biennale, all'interno del Collettivo “Identity Collective”, un gruppo di artisti appositamente costituitosi per l'importante esposizione.

Masque, l'opera esposta alla Biennale

«Masque è un autoritratto in cui guardo lontano – racconta Mangone – Riemerge la simbologia, la maschera, il mare, la natura, gli edifici, il mio errare emozionale. Un artista lavora per l’umanità e non per se stesso. Per un artista con un linguaggio stratificato, esporre nelle grandi esposizioni non è la straordinarietà. È la normalità. L’arte deve essere visibile, deve essere esposta, perché è impegno sociale. Attraverso la pittura voglio lasciare una traccia della meraviglia della vita».

L'arte contro la guerra

Perché un artista non può essere indifferente, secondo Mangone, che in questi giorni, sull’onda emotiva del conglitto tra Ucraina e Russia, ha realizzato un dipinto ispirato alla Pace, contro la guerra, ambientata a Venezia, dal titolo immaginifico “Andate a fare la pace tra i gradini della Scala d’Oro”, dipinto su tela cm 220 x180.

«Pace per la pace - insiste Mangone – L’arte è responsabilità civile, è difesa della vita, della natura, del pianeta. Un artista non può non interrogarsi su un conflitto, non può essere indifferente verso i distruttori di vita, che bramano la materialità, il potere. Bisogna dire basta».

Una vita da globetrotter instancabile, quella di Mangone, riconosciuto dalla critica come un ‘attraversatore di città e Paesi’, che dopo aver girato e vissuto tra Berlino, Canada, Europa, ha deciso di rientrare nella sua terra, originario di Altavilla Silentina, sempre pronto a ripartire.

«La mia è una storia tutta rock’n’roll e underground. Quando mi muovo nelle città guardo altre storie, apprendo dai colori sui muri dei palazzi, dalla street art dei giovanissimi, osservando i monumenti, girando nelle piazze, tra le strade, di giorno e di notte, in un ritmo che scandisce la vita. Parto sempre in autostop, da Buccino, magari anche tra un’ora potrei mettermi in viaggio. Seguo l’istinto – sorride - Arrivo a Battipaglia o a Salerno, e da lì, in treno o in autobus, mi sposto a Milano e da lì in Europa. Nel mentre incrocio sguardi, vite, persone, altre storie, in cui immergermi. Ricordo che nel 1979 partii in autostop da Firenze per raggiungere Berlino per l’ultimo concerto dei Led Zeppelin».

Una vita tutta ‘on the road’, ripensando alla grande letteratura di Jack Kerouac.

«Sono ancora così, come quel giovane appassionato dei Led Zeppelin. La prima cosa che faccio è guardarmi intorno, per riconoscere la bellezza, anche nella natura, o in una volpe, un cinghiale, un cane randagio che omaggio attraverso la pittura».

Storie stratificate di vita in un racconto visivo che fonde urban e psichedelia, mito e archetipi. «La soddisfazione è che la mia pittura venga riconosciuta nell’immediato. Altavilla, il mio paese di origine, è una sorta di museo diffuso, perché tutti hanno in casa una mia opera, un mio omaggio. Mi piace immaginarmi come “l’antinoia per antonomasia”. Non comunico attraverso le parole. La mia è una pittura emozionale, espressionista, è difficile farmi capire attraverso le parole. È la mia arte che domina».

Recente anche l’esperienza a Pietrasanta di Fernando Mangone, dove ha realizzato il suo Michelangelo in chiave ‘opera rock’. E proprio in Toscana, subito dopo l’inaugurazione della Biennale di Venezia, sarà inaugurata anche la sua mostra personale alla Galleria Lanza.

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Ribelle e rivoluzionario. Niente schemi, niente sovrastrutture. La creatività di Mangone esplode, seguendo solo l’istinto e gli stati emozionali dell’hic et nunc. Tutto diventa arte nei suoi paesaggi urbani, nel caos della contemporaneità, tra contrasti e colori brillanti.

«La mia pittura rock’n’roll delinea e sdrammatizza il dramma la vita con la libertà della contemporaneità. Sono libero, dipingo con qualsiasi strumento. La mia opera d’arte è totalizzante, a 360gradi, senza padroni, senza mecenati. Si lascia ispirare dall’istinto. L’arte è libertà dalle catene. È ribellione positiva. È messaggio di speranza anche contro la guerra, come nella mia ultima opera. La mia è pura follia, è uno sguardo oltre il degrado».

 

 

 

 

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