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Il Fondo Di Fiore all'Università di Salerno:
storie di 40 anni di cronaca

Giovedì 7 Luglio 2022
Il Fondo Di Fiore all'Università di Salerno: storie di 40 anni di cronaca

Uno scrigno. Uno scaffale di memoria, di storia e di storie. Rischiava di finire nell'oblìo il racconto di quasi quarant'anni di cronaca, della nostra cronaca. C'era il pericolo che articoli ed inchieste sui fatti più importanti accaduti in Italia non potessero essere più letti. Per scongiurare tutto questo, quattro anni fa l'inviato del Mattino Gigi Di Fiore ha deciso di donare all'Università di Salerno il suo archivio personale costruito in anni di lavoro, fatto di articoli e altro materiale utile alla preparazione dei suoi pezzi, affinché trovasse una casa all'interno dell'Ateneo. Qualche giorno fa la lettera del rettore Vincenzo Loia ha annunciato che quella casa è stata «costruita». Il materiale donato dopo essere stato riordinato e inventariato da Concetta Damiani, docente di area archivistica dell'Unisa ed ora in forza all'Università Vanvitelli, è stato collocato presso il Laboratorio interdipartimentale di Storia e Media Audiovisivi (S.M.A.), incardinato nel Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione (DISPC) e può essere visionato da chiunque sia interessato alla consultazione. I documenti che ora costituiscono il Fondo Di Fiore sono stati raccolti in 49 faldoni e coprono un arco cronologico che va dal 1980 al 2018. «Al momento della presa in carico - scrive nella relazione la professoressa Damiani - i materiali si presentavano in stato di disordine e mancavano di strumenti di corredo. La documentazione è stata pertanto riordinata e attribuita a due serie archivistiche: attività giornalistica (1980-2018) che ha una consistenza di 331 fascicoli; taccuini (1991-2009) che ha una consistenza di 100 unità». Sotto la voce attività giornalistica sono stati catalogati gli articoli di Di Fiore che come inviato ha raccontato gli eventi più importanti della nostra storia recente, compreso il materiale informativo di cui si è servito, gli appunti, gli atti giudiziari. «I fascicoli sono stati riordinati in ordine cronologico; solo in alcuni, evidenti casi si è provveduto ad accorpamenti di fascicoli dedicati ad un tema e indicati dal giornalista come parti di un insieme» si legge nella relazione. Articoli che spaziano su vari temi, dalle inchieste sui clan, alla politica, a Tangentopoli, e poi il terrorismo a Napoli, Maradona e il Calcio Napoli, il racconto del caso Tortora, la flotta Lauro, l'ospedale psichiatrico giudiziario di Napoli, solo per citarne alcuni. 

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«Non c'era spazio per poter collocare questo mio archivio personale nella nuova sede napoletana del Mattino né avevo la possibilità di tenerlo a casa - racconta Di Fiore - Conoscevo la realtà dell'Università di Salerno come aperta e dinamica perché ho avuto modo di constatarla di persona essendo stato invitato dal professore Carmine Pinto a diversi convegni. C'è inoltre un lato affettivo: mia madre era di Salerno e nel cimitero della città riposano sia lei che mio padre. Credo che sia la prima donazione di un archivio completo giornalistico ad una università italiana. Ci ho tenuto inoltre che fosse aperto alla consultazione di studiosi e studenti non solo dell'Università di Salerno. L'interesse da parte di chi lo consulterà credo possa essere multidisciplinare, da un punto di vista storico, giornalistico ed anche per ricostruire la storia del Mattino». Il Fondo Di Fiore potrà essere consultato previa richiesta al Laboratorio interdipartimentale di Storia e Media Audiovisivi di cui il professore Marcello Ravveduto (mravveduto@unisa.it) è il responsabile scientifico mentre il professore Elio Frescani è il responsabile tecnico (089 96 3121- efrescani@unisa.it). «È un materiale molto interessante a disposizione di studiosi e ricercatori, sulla cui base si possono fare tesi di laurea - spiega Ravveduto - Può essere consultato direttamente in laboratorio dove ci sono delle postazioni proprio per questo scopo. È una metodologia di studio secondo cui la cronaca diventa fonte per interpretare la storia». «Sarebbe interessante - spiega Concetta Damiani - pensare anche ad una digitalizzazione. Mi piace ricordare il ruolo che in questo lavoro hanno avuto Marcello Andria e Maria Rosaria Califano, direttori del Polo bibliotecario d'Ateneo». 

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