Nocera Inferiore, maxi frode e false fatture: s'indaga su truffe Ecobonus

La polizia giudiziaria scopreche una delle Srl aveva ricevuto ingenti somme di denaro

Il Tribunale di Nocera Inferiore
Il Tribunale di Nocera Inferiore
di Nicola Sorrentino
Domenica 26 Maggio 2024, 07:00 - Ultimo agg. 09:42
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C’è anche una potenziale truffa sui crediti di imposta relativi all’Ecobonus, nell’indagine per frode fiscale e associazione a delinquere, che ha coinvolto giorni fa 28 società - la base logistica era a San Valentino Torio - che avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti dal valore di 54 milioni di euro.

Lo evidenzia il Gip, quando spiega l’esigenza di misure cautelari per gli indagati, pur se i fatti risalgono nel tempo. La polizia giudiziaria scopre, infatti, che una delle Srl attenzionate, aveva ricevuto ingenti somme di denaro dopo aver concluso una cessione dei crediti d’imposta con Poste italiane.

Quei soldi vengono subito trasferiti su altri conti correnti, attraverso bonifici ma con causali generiche. La partita Iva della Srl viene poi chiusa dall’Agenzia delle Entrate, in relazione all’assolvimento degli obblighi in materia di Iva. Banca d’Italia, poi, da un controllo scoprì che uno dei conti intestati a quell’impresa, tra il 2020 e il 2021, aveva registrato molti trasferimenti di denaro a favore di altrettante imprese, finite poi nell’indagine.

«Tutto questo - spiega il Gip - comprova che l’attività criminale del gruppo prosegue». L’inchiesta vede indagate 82 persone e ha condotto in carcere quattro di queste, mentre cinque ai domiciliari. La stessa Srl, che aveva sede legale a Nocera Inferiore, aveva natura fittizia, dunque inesistente, così come i suoi consumi, del tutto inconsistenti. Dai messaggi acquisiti sui telefoni degli indagati, la Finanza scoprì che la società era gestita proprio dal gruppo ed era riuscita a registrare un volume d’affari elevatissimo, come documentato dalle fatture. Nel solo 2020 superò l’importo di 9 milioni di euro ma per gli inquirenti si trattava di operazioni inesistenti, utili a detrarre l’Iva sugli acquisti, vista l’assenza di struttura economica e aziendale.

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Oltre ai ruoli delineati dall’inchiesta, viene specificato che con gli indagati collaboravano almeno altre due persone, “il biondo” e “Diego/Wright”, che le indagini non hanno però permesso di identificare.

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