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Il giallo di Pontecagnano, il padre
di Marzia: «Forse ho sbagliato tutto»

Venerdì 23 Settembre 2022 di Petronilla Carillo
Il giallo di Pontecagnano, il padre di Marzia: «Forse ho sbagliato tutto»

«Forse ho sbagliato io tutto. Da quando era piccola. Da quando sono andato a chiedere aiuto ai Servizi Sociali di Milano. Marzia ha il corpo di una donna, ma la testa di una bambina...». Amaro lo sfogo di Ciro Capezzuti, il papà di Marzia, 29 anni, della quale non si hanno più notizie da giugno 2021, ai microfoni della trasmissione di Raitre «Chi l’ha visto?». Ciro, presente in studio, ma intervistato nella sua casa di Milano assieme alla moglie e al marito di quest’ultima, ha raccontato di aver chiesto l’aiuto dei Servizi sociali perché si stava lasciando con la sua ex e, per evitare che la piccola assistesse ai loro litigi, ha chiesto alle assistenti di allontanarla. Così Marzia bambina ha vissuto tra istituti e case famiglia fino all’età di diciotto anni quando ha deciso di andare a vivere con il padre. Una scelta, quella di allontanarla da casa, per la quale Ciro ha tanti sensi di colpa ora che della figlia si sono perse le tracce da quindici mesi. Eppure lui aveva provato ad opporsi alla sua decisione di andare a vivere in Campania. Aveva anche chiesto al giudice di diventare tutore di Marzia, che percepiva una pensione di invalidità (ora bloccata su richiesta della procura di Salerno) da 800 euro. «Per il giudice la ragazza era in grado di provvedere a se stessa».

«Mia figlia ha un corpo da donna e una testa da bambina», ha ripetuto Ciro Capezzuti ai microfoni di Federica Sciarelli. Per questo motivo, racconta, quando diciottenne la figlia si è trasferita da lui sono iniziati i primi problemi: come tutte le diciottenni voleva uscire, fare tardi e lui era preoccupato. Fino a quando non gli ha comunicato di voler andare a Napoli a conoscere un ragazzo con il quale aveva rapporti sui social. Una richiesta dinanzi alla quale lui si oppose: «lei mi spinse, io le diedi uno schiaffo», dice ancora in tv l’uomo. «Poi fece i bagagli e andò via, a Napoli». La storia qui prenderebbe un’altra piega. La ragazza, che non avrebbe mai avuto un cellulare si faceva sentire una volta al mese con la famiglia. In una di queste telefonate avrebbe riferito ai genitori di essersi trasferita a casa del suo nuovo fidanzato a Pontecagnano. E sarebbe rimasta presso questa famiglia, che l’aveva accolta, anche dopo la morte del giovane per overdose nel 2019. «Io pensavo che stesse bene» racconta ancora il padre «perché mi chiamava sempre con il telefono della cognata e non lasciava trapelare nulla».

L’ultima telefonata a giugno dello scorso anno con una foto nella quale lei non sorride e comunica ai genitori di essere incinta ma, sotto la maglietta, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto un cuscino. Poi il silenzio. Quella stessa famiglia ora è indagata per omicidio ed occultamento di cadavere (in pratica si tratta della sorella dell’ex fidanzato, del marito e del figlio di questa) e di altre due persone, conoscenti della famiglia. Famiglia alla quale il legale di fiducia ha chiesto il silenzio, in attesa che carabinieri di Battipaglia e procura di Salerno chiudano il cerchio. Qualcosa, però, l’unica donna indagata l’avrebbe raccontata, prima che la storia esplodesse dirompente, sempre ai microfoni di Raitre dicendo che «Marzia se non si vuole far trovare, non si fa trovare» e ancora: «era un anno che non viveva più qui». Nell’ultima telefonata al padre, alla domanda: «di chi sei incinta», Marzia avrebbe risposto «di Giuseppe ma tutti lo chiamano Peppe».Ma di questo Peppe, nessuna traccia. Chi ha segnalato ila caso di Marzia ai carabinieri, invece, avrebbe raccontato un’altra versione: la ragazza era schiavizzata e maltrattata e qualcuno le avrebbe anche tagliato i capelli maldestramente. L’ultimo prelievo della pensione, fatto all’ufficio postale di Fuorni, non sarebbe stato fatto dalla 29enne.

Ultimo aggiornamento: 06:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA