Il giallo di Sala Consilina:
«Gimino non uccise la compagna»

Mercoledì 5 Giugno 2019 di Pasquale Sorrentino
Secondo i legali di Gimino Chirichella non ha ucciso Violeta Senchiu, omicidio avvenuto a Sala Consilinao scorso  novembre. La tesi è supportata - secondo quanto sostenuto dall'avvocato Bruno La Rosa del Foro di Napili - da diverse prove. «Abbiamo tantissimi elementi che ci fanno propendere che la morte di Violeta Senchiu sia stata provocata da un incidente e non che si sia trattato di un omicidio».

Il tutto avvenne il 4 novembre dello scorso anno a Sala Consilina: Violeta Senchiu di 32 anni resta gravemente ustionata a causa di un incendio in casa, morirà il giorno successivo al "Cardarelli". Secondo gli inquirenti ad appiccare il fuoco è il compagno (accusato di omicidio pluriaggravato), padre di uno dei suoi tre figli. Gimino viene arrestato in ospedale, in quanto anch'egli resta ferito nell'incendio dell'appartamento. Dopo di che verrà trasferito nel carcere di Foggia dove a febbraio è deceduto in seguito ad un arresto cardiaco. Oltre all’avvocato Larosa, la famiglia ha nominato anche tre consulenti: l’ex generale dei carabinieri comandante dei RIS di Parma, Luciano Garofano, il medico legale Maurizio Saliva e all’ingegnere Luca Scarselli.

«Ci sono molti aspetti poco chiari in tutta questa vicenda – spiega l’avvocato Larosa – , il nostro timore è che possa essere finita in carcere una persona che non ha commesso alcun reato e che poi in carcere è morta. Non ci spieghiamo come mai, dopo 7 mesi, non siano ancora state depositate le relazioni da parte del medico legale per l'autopsia». Secondo l'avvocato «quel sabato pomeriggio di inizio novembre Gimino Chirichella era andato a prendere la benzina per delle mini moto e poi subito dopo era andato ad acquistare le sigarette della marca che fumava la compagna ed  inoltre a confermare che sia stato un incidente c’è un aspetto emerso dalla nostra perizia secondo cui il ferimento e le ustioni della compagna sono state provocate da una esplosione come provato dalle schegge e da parti di intonaco che si sono staccate all’interno della stanza. Noi andremo avanti fino a quando non verrà fuori la verità e non vogliamo che la morte di Gimino venga dimenticata perché siamo convinti che in carcere sia finito un innocente». © RIPRODUZIONE RISERVATA