#Giffoni2022, la rivoluzione degli invisibili:
ecco il messaggio del direttore Gubitosi

Martedì 23 Novembre 2021
dal sito ufficiale di Giffoni

Come si presenta Giffoni alle soglie del nuovo anno? Quali sono le strade che affronterà nel prossimo futuro? Il 2022 può essere definito il primo anno del post-pandemia e il punto di partenza di una nuova, decisiva, tappa del viaggio di Giffoni. A questo proposito si è espresso in un lungo ed incisivo messaggio, pubblicato sul sito ufficiale, il direttore Claudio Gubitosi.

«Il 2020 e il 2021 sono stati per me un tutt’uno - spiega - due anni dedicati alle celebrazioni del cinquantennale che hanno mostrato al mondo quanto il Festival sia necessario, oggi e sempre, per ricucire le profonde lacerazioni che la pandemia e il lockdown hanno provocato nei nostri ragazzi. Questo percorso ha avuto il suo sviluppo ma ora, alle soglie del 2022, mi sento pronto per intraprendere un nuovo percorso. Sono lieto di annunciare che nel 2022 il viaggio di Giffoni partirà da una parola, da un’idea: gli invisibili. Non sarà un tema o un argomento di discussione estemporaneo: sarà la mia rivoluzione, il futuro del Festival e l’impegno al quale chiamo fin da ora tutti quelli che mi vogliono bene e amano Giffoni».

«La vera rivoluzione - aggiunge Gubitosi - quella che ho in testa, sarà rendere finalmente visibili questi ragazzi e il loro sconfinato potenziale. Da chi si sentono rappresentati? Forse da nessuno e, perciò, sento forte la responsabilità di aiutarli a far emergere la loro esigenza di esserci, ad esprimere i propri pensieri e a diventare padroni dei propri sogni, del proprio futuro. Potere agli invisibili? Perché no. Anche contro certe insopportabili ipocrisie. C’è un fondo destinato a loro, è il NextGenerationEu. Sono soldi, risorse stanziate per stimolare la ripresa, che rappresentano il più ingente pacchetto di misure di stimolo mai finanziato in Europa. Servono per ricostruire l'Europa dopo la pandemia, un’Europa più ecologica, più digitale, più resiliente. Ma se sono risorse dedicate ai giovani, chi dovrebbe decidere come impiegarle? La risposta è scontata: i giovani ovviamente».

Chiare le idee e la strada da intraprendere: «Da dove intendo partire? Da un’azione incessante di sensibilizzazione che dovrà necessariamente coinvolgere i media, il cinema e la televisione - dice Gubitosi - Faccio una proposta che vi potrà sembrare assurda ma sulla quale vi invito a riflettere con grande serietà. Vorrei che, la prossima settimana, tutti i programmi televisivi non venissero presentati da chi è già “visibile” e i talk non ospitassero i “soliti noti” che grazie alla tv diventano ancora più noti. Tutto ruota intorno a chi ha già qualcosa. Io, invece, vorrei che ci fosse spazio e voce per chi non ha (ancora) nulla. Per una settimana, allora, potremmo meritarci programmi come “Ballando con i normali”, “Siamo tutti fratelli”, “Nessuno è uguale show”, “Cuochi semplicemente per vivere”, “Apriamo ogni porta”».

E conclude: «Per fare tutto questo serve sano ottimismo, onirico realismo e quella capacità imprescindibile di annusare il futuro, intuirlo ed anticiparlo. Proprio come è accaduto 52 anni fa, quando un’immagine potente mi si è piazzata davanti agli occhi a soli diciotto anni. Quell’immagine aveva il sapore dell’avvenire: era un sogno ed oggi è diventato realtà, era un sogno che ha saputo cambiare il mondo». 

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