Teatro Giuffrè di Battipaglia,
in scena «La Zeza» con Vito Cesaro

Mercoledì 15 Dicembre 2021
Teatro Giuffrè di Battipaglia, in scena «La Zeza» con Vito Cesaro

Ultimo appuntamento del 2021 al teatro sociale «Aldo Giuffrè» di Battipaglia dove, domenica 19 dicembre alle ore 18.30, sarà rappresentata «La Zeza» che vedrà in scena, tra gli altri, il direttore artistico del teatro, Vito Cesaro in una farsa comica con musiche da un canovaccio del ‘600 napoletano, scritta e diretta da Dora Liguori. Protagonisti dello spettacolo anche Claudio Lardo, Enrica Mari, Eduardo Di Lorenzo, Marco De Simone, Assunta Nigro e Christian Salicone.

Lo spettacolo “La Zeza” è la ricostruzione di canovacci scritti tra il ‘600 e l’800 nei quali si racconta di un Pulcinella che, ingenuamente, pensa di far prevalere il suo volere nei confronti della moglie Zeza e della figlia Zezella. L’uomo, in un primo momento, è sconfitto dalle due donne, ma, essendo un filosofo, accoglierà la disfatta con rassegnazione, soprattutto perché presto gli si presenterà l’opportunità di rifarsi. Alla fine, a perdere o a vincere saranno tutti. Infatti, a guidare gli avvenimenti verso la risoluzione sarà, ancora una volta, la logica comune di sgominare l’eterna fame che incombe e che tutti, in perfetto accordo, desiderano allontanare.

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Dora Liguori, autrice del testo e della regia, nel riproporre la farsa, ha inteso riprendere gli archetipi della commedia dell’arte prediligendo una direzione priva di sovrastrutture, estremamente essenziale come, del resto, è il teatro seicentesco popolare, basato soprattutto sulla parola e sulla gestualità degli attori. «A quell’epoca infatti – ricorda la regista – ci si affidava alla bravura dei teatranti e alle loro capacità istrioniche, attori che sapevano, estemporaneamente, arricchire il testo, tanto da creare ogni sera il miracolo di una compiuta genialità teatrale che non avrebbe più avuto epigoni nel tempo. In origine, la farsa rispecchiava ciò che avveniva alla gente comune: è il motivo per il quale la maschera di Pulcinella diventa per tutti riferimento, figura nella quale tutti tendono a identificarsi anche solo in parte. Sbruffone, vigliacco, scarsamente propenso al lavoro dunque spesso malandrino, Pulcinella è, in fondo, un uomo libero e orgoglioso della sua napoletanità». 

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