Il Cilento apre agli Usa grazie all’effetto Times: «Interesse cresciuto»

A confermare la tendenza è il tour operator Aldo Olivieri: «Vengono qui per conoscere le radici dei parenti emigrati»

L'isola di Licosa
L'isola di Licosa
di Antonio Vuolo
Venerdì 24 Maggio 2024, 07:00
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Il recente reportage del New York Times ha riacceso i riflettori internazionali sul Cilento, portando una ventata di ottimismo per il territorio in vista dell’estate. L’articolo, che ne celebra le bellezze naturali, la cultura e la gastronomia è un vero e proprio spot promozionale, suscitando grande interesse e aumentando le aspettative degli operatori turistici locali. Prima ancora anche il prestigioso quotidiano britannico, The Guardian, aveva inserito Santa Maria di Castellabate tra le 10 migliori località balneari d’Europa.

«La giornalista americana ha centrato in pieno il valore di questa terra ricalcandone la sua autenticità», spiega Aldo Olivieri, fondatore de “Il mio viaggio del Cilento”, un’agenzia turistica di incoming che sarà inaugurata proprio nel fine settimana ad Agropoli. Di ritorno proprio in questi giorni da un viaggio a New York, Olivieri evidenzia come anche gli americani siano sempre più attratti da questa parte del Mezzogiorno. «Durante la mia breve tappa a New York, ho avuto l’opportunità di chiudere una collaborazione con un’agenzia turistica americana finalizzata proprio a portare gli americani nel nostro Cilento - aggiunge Olivieri - Si tratta soprattutto di persone nate in America, ma con origini cilentane, che vogliono venire qui da noi per conoscere i luoghi delle loro radici, da dove sono partiti i nonni o i genitori». Anche il presidente del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Giuseppe Coccorullo, nella Giornata europea dei Parchi, che ricade oggi, considera il lavoro del Nyt un «regalo» per un «territorio dalle molteplici bellezze e potenzialità», invitando però tutti, istituzioni e cittadini, «a fare un lavoro di squadra».

E spiega: «È una vetrina importante che conferma che abbiamo un territorio straordinario che ci apprezzano ovunque e spesso, invece, noi siamo i primi a piangerci addosso, anziché fare rete e lavorare per un obiettivo comune». C’è curiosità sulla ricaduta in termini di presenze turistiche straniere, soprattutto americane, che tradizionalmente frequentano la Costiera Amalfitana.

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«Abbiamo avuto sempre pochi visitatori americani - racconta Carlo Montone, imprenditore turistico e presidente dell’associazione degli albergatori di Castellabate - oggi la Costiera Amalfitana è satura ed anche gli americani hanno iniziato a stancarsi di essere trattati da turisti e non da ospiti. Probabilmente, in questo contesto, il Cilento può inserirsi perché conserva ancora quella genuinità, che emerge anche dall’articolo e questo aspetto può compensare il gap in termini di servizi».

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