Il sistema «mangia farmacie»,
indagato commercialista a Salerno

Lunedì 28 Settembre 2020 di Petronilla Carillo

«Hanno rubato la mia dignità di professionista trasformando la mia vita in un incubo e lasciandomi addosso delle cicatrici difficili da guarire». È l’amaro sfogo di uno dei più noti farmacisti salernitani vittima di un «sistema» che si è lentamente insinuato nella sua attività professionale e nella vita della sua famiglia per «svestirla» di tutti i beni, personali e commerciali, e al tempo stesso tirare sempre più il laccio dello strozzo. È stato proprio il coraggio di questo farmacista a consentire alla procura di Salerno e alla Direzione investigativa Antimafia di portare a galla un giro d’affari milionario e incastrare una serie di «professionisti» che sono ora indagati a piede in libero. Un giro d’affari che avrebbe consentito ad un gruppo, costituito da un commercialista, alcuni avvocati, mediatori finanziari e imprenditori del settore farmaceutico di creare una holding criminale di livello che, stando a quanto è emerso nel corso delle indagini, sarebbe riuscita ad acquisire almeno una decina di farmacie, molte delle quali nel capoluogo, le altre in provincia. Secondo il racconto della coraggiosa vittima che ha denunciato tutto alla Dia, consentendo di incastrare i responsabili attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali e di salvare così la sua attività commerciale, ci sarebbe stato un unico dominus, un commercialista salernitano appunto, che avrebbe organizzato un «sistema» per «risollevare» le farmacie dopo le due crisi di liquidità dovute ai mancati pagamenti delle Asl (avvenuti tra la fine dello scorso millennio e l’inizio del 2000) ed insinuarsi a poco a poco in tutte le loro attività prima con l’elargizione di finanziamenti, con interessi usurai, attraverso una società lussemburghese, poi con l’imposizione di forniture da una «propria» società di distribuzione del farmaco disposta a concedere credito anche in presenza di pregressi insoluti e incassando interessi sui crediti, a volte anche emettendo fatture per consegne mai eseguite. Fatture delle quali, talvolta, le farmacie non si sono neanche rese conto dal momento che la contabilità era quasi sempre tenuta dal dominus. Così, quando l’attività era al collasso, interveniva un imprenditore di una nota famiglia impegnata nel settore turistico, che acquistava le farmacie a poco prezzo e anche i debiti bancari. Debiti che poi non venivano pagati, obbligando gli istituti di credito a rifarsi sugli stessi venditori i quali, a loro volta, sono stati costretti a pagare con i «miseri» proventi della vendita delle proprie attività, debiti di cui pensavano essersi liberati.

Ultimo aggiornamento: 10:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA