Infermiere ucciso per gelosia,
15 anni all'assassino

di Nicola Sorrentino

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Non è bastato a Davide Giorgio Sanzone chiedere scusa ai giudici e alla famiglia della vittima per quanto commesso il 20 luglio 2017, quando con una sola coltellata provocò la morte di Maurizio Fortino, l’infermiere di 52 anni, trovato nel bagno di casa della ex moglie. I giudici della Corte d’Assise d’Appello hanno condannato il 43enne, di origini siciliane, anche in secondo grado, ad una pena di 15 anni di reclusione per omicidio volontario. Un anno in meno rispetto alla sentenza di primo grado. Poco prima che i giudici leggessero il dispositivo, l’udienza aveva registrato la testimonianza di un detenuto, ex compagno di cella di Sanzone.

Secondo una lettera scritta di suo pugno, mostrata dalla procura generale una settimana fa, quel detenuto riferì – dietro confidenze dell’imputato - che l’omicidio dell’infermiere era stato «commissionato da terze persone». Una circostanza che è stata smentita su tutta la linea dallo stesso detenuto, che ha spiegato ai giudici di un possibile equivoco di interpretazione sorto con i carabinieri che lo interrogarono, tempo addietro. Anzi, il testimone ha spiegato che l’omicidio sarebbe invece maturato per motivi di gelosia, così come sempre sostenuto dalla procura di Nocera Inferiore. Il tribunale ha poi registrato le spontanee dichiarazioni dell’imputato, Davide Giorgio Sanzone, che ha chiesto scusa alla famiglia della vittima, spiegando di non voler uccidere Fortino quella sera, confermando quanto già riferito ai carabinieri subito dopo l’omicidio. E cioè di aver agito solo per gelosia, pregando l’uomo, subito dopo la coltellata, di non andare a denunciarlo.
Martedì 19 Febbraio 2019, 06:30 - Ultimo aggiornamento: 19-02-2019 11:33
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