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Inquinamento del Sarno, inchiesta bis:
sotto accusa il depuratore di Scafati

Mercoledì 23 Marzo 2022 di Dario Sautto
Inquinamento del Sarno, inchiesta bis: sotto accusa il depuratore di Scafati

Gestione e manutenzione del depuratore di Scafati, gli oneri incassati in bolletta dal Consorzio di Bonifica del Sarno, ma anche omissioni degli uffici regionali, tra carenze nelle reti fognarie, cattiva gestione dei fondi stanziati e opere incompiute. Il nuovo filone investigativo dell’inchiesta «Rinascita Sarno» stavolta coinvolge direttamente la Regione Campania. Ieri mattina, su delega della Procura di Torre Annunziata, i carabinieri del comando gruppo per la tutela ambientale di Napoli e di Salerno hanno dato esecuzione ad un ordine di esibizione di documentazione nei confronti di tre uffici della Regione Campania – Direzione Generale Difesa Suolo e Ambiente, Ufficio Centrale Grandi Opere e Bonifiche e Ufficio Speciale Centrale Acquisti e procedure di finanziamento – ma anche dell’Ente Idrico Campano, Società Gori (con sede a Ercolano) e Consorzio di Bonifica Integrale-Comprensorio Sarno (con sede a Sarno). Una corposa acquisizione di atti e documenti che servirà agli inquirenti per accertare eventuali omissioni da parte delle pubbliche amministrazioni che dovevano controllare e verificare lo stato dei lavori per l’efficientamento dei depuratori e il collettamento, ma anche per ricostruire i flussi di denaro, in parte stanziati negli ultimi 25 anni, ma mai veramente utilizzati per la bonifica del fiume Sarno, usati male, sprecati o addirittura persi. Dopo la mappatura che ha riguardato decine di aziende che sversano direttamente nel corso d’acqua, con decine di scarichi illegali sequestrati, oltre 200 denunce e 2 arresti, e la seconda fase che ha riguardato l’intera rete fognaria di una ventina di Comuni con fognature assenti o non collettate ai depuratori e i reflui fecali sversati direttamente nel Sarno, adesso l’attenzione si sposta sulla gestione regionale, presente e passata.  

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Dunque, c’è da fare chiarezza su come siano stati spesi i fondi finora, nonostante le gestioni commissariali che avrebbero dovuto semplificare e accelerare le procedure. Per oltre vent’anni, sull’emergenza ambientale del fiume Sarno è stato perso tempo e gli inquirenti – lavorano insieme alla Procura di Torre Annunziata anche Nocera Inferiore e Avellino – vogliono capire se ci siano state omissioni, dunque responsabilità precise. Se oggi la grande opportunità per il fiume Sarno è rappresentata anche dai fondi Pnrr, in realtà finanziamenti e progetti vanno avanti da tempo e avrebbero dovuto garantire già la realizzazione delle reti fognarie e il funzionamento a pieno regime dei due depuratori di Castellammare di Stabia e soprattutto di Scafati, impianto inaugurato poco prima delle elezioni regionali del 2020. Invece, ci sono intere città tuttora sprovviste di fognature e spesso, dove sono state realizzate le reti fognarie, non esiste il collettamento ai depuratori. Le indagini – condotte dai carabinieri del Noe di Napoli e Salerno – sono volte ad approfondire «le modalità di gestione delle acque reflue e lo stato di avanzamento delle opere fognarie e dei collettori di collegamento ai depuratori esistenti» e le modalità di gestione, il funzionamento e lo stato di manutenzione degli impianti depurativi, con particolare attenzione a quello di Scafati, per capire anche se siano stati eventualmente stanziati fondi per adeguare gli impianti. C’è da capire anche a quanto ammonta l’importo complessivo degli oneri di depurazione chiesti ai cittadini e incassati attraverso le bollette.

Ultimo aggiornamento: 12:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA