«Io, single e gay, ho adottato Alba
bimba down che nessuno voleva»

di Margherita Siano

SALERNO - Luca aspettava e Alba era lì. Aveva 30 giorni Alba quando, diventata adottabile perché la sua mamma non se l’è sentita di tenerla, è arrivata a Luca. Era una bimba down e il Tribunale di Napoli stava cercando per questo scricchiolo dagli occhi a mandorla una famiglia. Uno, due, tre, dieci, venti rifiuti ci sono stati. Una fila di no di famiglie che volevano un figlio. Venti no fino ad arrivare a Luca Trapanese. Lui è un single, ed è gay, e si era iscritto nel registro speciale per rendersi disponibile ad un affido di bambini con disabilità. D’altronde, con la sua associazione «A ruota libera» si occupa proprio di aiutare le famiglie con figli down. Diciotto mesi fa lo hanno chiamato per l’affido, da sei mesi, invece, Alba è diventata sua figlia e il suo caso lo hanno conosciuto tutti quando lo ha racchiuso in un libro, «Nata per te», scritto insieme a Luca Mercadante. Lo presenterà l’11 gennaio prossimo a Cava de’ Tirreni, ma ieri pomeriggio Luca Trapanese è stato a Salerno, in un seminario organizzato a Palazzo Sant’Agostino, per raccontare di Alba, della sua esperienza ma soprattutto del suo impegno con i ragazzi down nel «Borgo sociale», un luogo fatto di case che la sua associazione ha comprato per creare microcomunità con disabili che hanno sindrome di down. Qui acquistano autonomia e libertà; qui abitano, ci sono educatori che supervisionano le attività mentre loro lavorano in attività come un bar, un b&b, nella fattoria didattica o tra le api che lo scorso anno hanno prodotto 8 quintali di miele. Da una parte Alba dall’altra la vita ed il lavoro dei ragazzi down. 

Incontrare Alba, quindi, è stato per Luca un destino scritto. «Alba è il mio orgoglio, sono felice di essere suo padre. È una bambina allegra, esuberante, tosta, ma anche tanto determinata e forte. Già facciamo logopedia e psicomotricità, perché bisogna iniziare subito, da piccolissimi. È una bambina che dà tanto affetto». La piccola ha cambiato la sua vita, il suo mondo e le sue prospettive. «Cambiata, nell’organizzazione, nella fatica, nelle preoccupazioni, nei pensieri. Ma Alba non è stata una scelta di serie B. Potevo, come single, accedere solo al registro dei single che il tribunale di Napoli ha istituito per i casi speciali, quelli rifiutati. Ma Alba è per me una figlia uguale a tutti gli altri. Non la cambierei, lei è bella così com’è». Eppure tanti l’hanno rifiutata. «Non giudico chi lo ha fatto – dice – Non erano preparate quelle coppie, la società non accompagna i genitori disabili, la disabilità è vista come un problema della famiglia di appartenenza e non della comunità. E scappano».
Martedì 4 Dicembre 2018, 06:45
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