Suicida in carcere, chiesta archiviazione
ma famiglia: «Non ci fu sorveglianza»

Giovedì 21 Ottobre 2021 di Nicola Sorrentino
Suicida in carcere, chiesta archiviazione ma famiglia: «Non ci fu sorveglianza»

Si è tenuta giorni fa, presso il Tribunale di Salerno, l'udienza legata al presunto suicidio di Jhonny Cirillo, il giovane rapper che si trovava in carcere per accuse di rapina. L'ipotesi di reato, in questo caso, è contro ignoti ed è quella di istigazione al suicidio.

La Procura di Salerno ha tuttavia chiesto l'archiviazione, non ravvisando elementi tali da sostenere un'accusa in giudizio. Ma la famiglia del giovane, attraverso il legale Roberto Acanfora, ha presentato opposizione, ritenendo che se si fossero attuate le procedure della «grandissima sorveglianza» il suicidio non sarebbe stato possibile. 

Insieme alla famiglia, si è opposta anche l'associazione Antigone, che aveva già depositato un esposto per denunciare i fatti, ma lo scorso 28 giugno la Procura, sostenne che il provvedimento di grandissima sorveglianza anche se fosse stato eseguito, così come l'esecuzione della sorveglianza, non sarebbe stato sufficiente per evitare il decesso

Il 26 luglio 2020, all’età di 23 anni, il giovane rapper Jhonny Cirillo si tolse la vita in una cella del carcere di Salerno, dove si trovava da poco più di un mese. Cinque giorni prima, durante il colloquio con i medici, aveva minacciato di avviare uno sciopero della fame e della sete, rientrando nella camera dopo essersi procurato alcuni tagli sull’avambraccio sinistro. Dopo questo ulteriore gesto, nonostante data e veniva stabilita la “grandissima sorveglianza custodiale”, era riuscito a togliersi la vita, in cella. Ora starà al gip valutare se disporre nuove indagini, fissare eventuale processo o accogliere l'archiviazione della Procura e chiudere il procedimento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA