I cinque figli di Enrico e Maria
«Ma due sono nati nel cuore»

Sabato 26 Gennaio 2019 di Giuseppe Pecorelli
I cinque figli di Enrico e Maria «Ma due sono nati nel cuore»

«Quanti figli hai?». Maria Piscopo se l’è sentito domandare più di una volta. E lei ha sempre risposto: «Cinque». Così, senza distinzioni, prima che dall’altra parte arrivasse la domanda più dettagliata: «Lo so, ma quanti sono tuoi?». Maria, insieme al marito Enrico Gallozzi, ingegnere che guida l’azienda “Gallozzi Group” con i due fratelli Agostino e Vincenzo ed è presidente della Rari Nantes Salerno, è mamma di Giuseppe, Gabriella, Daniel Afonso, Martina e Serena. Tre sono figli biologici e due adottivi, ma la differenza è solo nelle modalità del “parto”. Per quanto sia difficile da spiegare, si è genitori di un bambino o di un adolescente prima di conoscerlo. 

«Nel 2013 – ci racconta Maria – abbiamo adottato Serena, che allora aveva tre anni. Già da piccola ci faceva le prime domande sulle sue origini. Io le ho spiegato che la sua è stata una nascita speciale: non è stata nella pancia della mamma, ma è nata nel suo cuore. E lei mi ha risposto con una frase che mi commuove ancora: mamma, quanto ti ho aspettato!». «Mamma, papà, dove siete stati fino ad ora?», è una domanda comune a tanti bambini, che vivono negli istituti del mondo. «Nel 2000, dopo un iter iniziato nel 1997, abbiamo adottato Daniel Afonso – continua Maria – che avevamo conosciuto, per la prima volta, il 24 maggio 1999. Aveva cinque anni. Quando mi hanno fatto vedere la sua fotografia, ho subito sentito che era nostro figlio, che doveva essere nostro figlio. Quel giorno, nell’istituto di San Paolo, che andammo a visitare, scattammo delle foto. E, in quelle immagini, notammo un particolare che non era immediatamente evidente. C’era Daniel, ma sullo sfondo altri bambini, che probabilmente si chiedevano: perché lui sì e noi no? È sempre così: adotti un bambino, ma lasci un altro tuo figlio in istituto. Da questo è nato l’impegno con Ai.Bi., l’Associazione Amici dei Bambini, che opera in trentatré Paesi per combattere l’abbandono». 

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