Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Sistema Salerno, il perito in aula:
«Le coop sono tutte fuorilegge»

Martedì 10 Maggio 2022 di Petronilla Carillo
Sistema Salerno, il perito in aula: «Le coop sono tutte fuorilegge»

«Le cooperative sociali presentano tutte aspetti di grande criticità in quanto nessuna rispetta i requisiti richiesti dal ministero dello Sviluppo economico per poter operare. Sia dal punto di vista fiscale e sia da quello delle finalità previste, ovvero l’inserimento di almeno il 30% del personale che appartenga a categorie disagiate». Il tecnico Antonio Falco, perito della procura nell’inchiesta sulle coop, e sul sistema Zoccola, è stato chiaro e diretto ieri nella sua testimonianza in aula al processo che vede imputati, per giudizio immediato, due dei protagonisti di quella indagine, l’imprenditore Vittorio Zoccola (difeso dagli avvocati Giuseppe Della Monica e Gaetano Manzi) e il politico Nino Savastano (difeso dagli avvocati Agostino De Caro e Giovanni Annunziata). Concisa e breve la sua deposizione: è stata più lunga l’attesa per l’inizio del dibattimento. Assente, per malattia, ma rinviato al prossimo giugno, invece, l’altro tecnico, Salvatore Galli che si è occupato di periziare i comportamenti amministrativi del Comune nei confronti delle cooperative sociali. A Falco la procura di Salerno ha assegnato dieci consulenze che riguardano tutte l’analisi della composizione di altrettante cooperative. «E i risultati sono uguali per tutte» ci ha tenuto a precisare il tecnico.

Ha riguardato in particolare la coop Terza Dimensione e quanto emerso dalle carte esaminate dal perito le irregolarità sono tante. Anche importanti. Ad iniziare dalla mancata firma del verbale di sostituzione del presidente nel 2013 quando la coop, fondata nel 2001, era passata da un gestore ad un altro. Fino al 2012, infatti, presidente del Cda era stata una donna di Potenza. Quando poi il tutto è stato trasferito a Salerno, ha spiegato il perito Antonio Falco, sono iniziate le anomali, a partire dalla mancanza della firma del verbale di nomina del nuovo presidente da parte di quello uscente, la potentina Teresa Di Giacomo, mentre la nuova composizione del Cda non è mai stata registrata. Il che, secondo quanto riferito in aula dal perito, renderebbe nulli tutti in contratti firmati da Terza Dimensione. Mancano anche i registri contabili antecedenti al 2012. Registri di cui il primo presidente della coop versione salernitana, Emanuele Zoccola, ha sempre riferito di non avere. Ma, nella sua deposizione, il tecnico spiega anche un’altra anomalia: alla seduta di insediamento di quel consiglio di amministrazione partecipò anche Pio Zoccola che, di fatto, è entrato nella Terza Dimensione come socio lavoratore soltanto dieci giorni dopo. Il perito ha anche dichiarato che la Di Giacomo è stata sentita dalla Dia di Salerno ma, su questo punto, è stato stoppato dai pm Guglielmo Valenti ed Elena Cosentino perchè ci sarebbero ancora indagini in corso.  

Video

Riguardano anche la composizione delle cooperative sociali nessuna delle quali, dice il perito in aula, ha rispettato la quota del 30% di lavoratori di categorie disagiate e non solo. «Erano cooperative ma venivano gestite come imprese private», ha sottolineato. E il riferimento è al fatto che, portando l’esempio di Terza Dimensione, pur avendo utili, non avrebbe mai ristorato i soci lavoratori con un compenso economico, come previsto dalla norma. Le sue dichiarazioni hanno anche aperto altri due squarci nella complessa vicenda delle coop salernitane. Uno riguarda le categorie disagiate e l’altro i controlli. Nel primo caso oltre a non raggiungere il tetto di presenze, le stesse figure sarebbero state certificate in maniera non usuale e anche molto approssimativa dall’Asl. Su questo dettaglio si apre il secondo squarcio: la mancanza di controllo sulle stesse cooperative. Controlli che andrebbero eseguiti in primis dal Cda e poi anche da ispettori ministeriali che, in dodici anni (in alcuni casi, secondo quanto riferito dal perito) sarebbero intervenuti soltanto tre volte concludendo l’ispezione con la raccomandazione ai vertici di sistemare le posizioni. Su questo dettaglio sono intervenuti, in controinterrogatorio, i difensori di Savastano, gli avvocati De Caro e Annunziata, chiedendo con insistenza, e con formulazioni ogni volta diverse, chi dovevano essere i «controllori». Una domanda alla quale dovrà rispondere l’altro perito ieri assente per malattia ma, insistendo insistendo, hanno ottenuto una loro risposta: il settore Ambiente. Di fatto, dunque, un altro indagato eccellente dell’inchiesta, l’ex dirigente Luca Caselli. E proprio sul mancato raggiungimento del tetto del 30% di persone provenienti da categorie disagiate, il perito ha raccontato il caso di una coop operativa ad inizio anno con 250 persone ma violando il tetto del 30% e arrivata a fine anno con quattro lavoratori, di cui uno solo «disagiato». «Il tetto è stato rispettato - ha commentato - ma non è così che si fa: si dovrebbe calcolare la percentuale su tutti i lavoratori ad inizio anno». 

Ultimo aggiornamento: 14:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA