Il caso dell'azienda di Caselle in Pittari
«Salasso costi? Resisto per i dipendenti»

Martedì 3 Maggio 2022
Il caso dell'azienda di Caselle in Pittari «Salasso costi? Resisto per i dipendenti»

L'azienda «l'abbiamo costruita con le nostre mani, non l'abbiamo ereditata da nessuno», dice Luciano Fiscina. Lui è a capo di 40 dipendenti e da un piccolo comune della provincia di Salerno, Caselle in Pittari, 2mila abitanti, esporta calzature rigorosamente fatte a mano e made in Italy, in Giappone, Cina, Australia, Nord Europa, prima anche in Russia, Ucraina, Azerbaigian.

È uno dei pochi se non l'unico imprenditore italiano ad avere un calzaturificio in Nigeria destinato esclusivamente alla produzione per il mercato africano. Oggi il leader della Lega, Matteo Salvini, ha citato il caso della sua azienda come una delle tante, al Sud, sottoposte ad un aumento, netto, di costi per il caro energia. Fiscina conferma. «Di quanto sono aumentati i costi? Diciamo che la forbice oscilla tra il 27,50 ed il 32% - spiega  - È chiaro che il costo dei nostri prodotti non possiamo certo aumentarlo del 30%, altrimenti siamo fuori mercato. Per questo sopravviviamo ma non molliamo».

L'Italia, dice l'Ad, fa i conti con un costo del lavoro più alto, anche rispetto ad altri paesi dell'Europa come la Spagna ed il Portogallo. «Basti pensare che da noi uno stipendio si aggira sui 2.300 euro, in Portogallo siamo sui 1.500 euro, la forbice è di 7-800 euro a dipendente». Ci sono, poi, i costi slittati alle stelle, dall'energia, alle materie prime: «C'è speculazione, inutile negarlo. In Italia siamo bravi a salire sui carri dei vincitori, tutti pronti a dire 'la colpa non è mià poi, però, è sempre l'ultimo anello che deve pagare le conseguenze». Ma da Caselle in Pittari, Fiscina non ha certo intenzione di fermarsi. «Guai se si perde l'ottimismo», dice.

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E per affrontare l'aumento dei costi è già allo studio «un progetto di energia alternativa con pannelli fotovoltaici». «La mia priorità è garantire serenità ed equilibrio ai miei collaboratori - ammette - per me non sono dipendenti, sono artigiani, persone squisite, disponibili, dal primo all'ultimo. Certo, ci sono dei costi da affrontare per puntare all'energia alternativa ma dobbiamo rimanere sul mercato, soprattutto per loro». Non è sorpreso, Fiscina, dell'interessamento della Lega. «Delle difficoltà di noi imprenditori ne ho parlato spesso con il mio caro amico Attilio Pierro, consigliere regionale della Campania della Lega e originario di questa terra. Siamo amici, la politica non c'entra - racconta - Salvini? Non lo conosco personalmente, ci siamo solo scambiati dei saluti nel corso di una telefonata proprio con Pierro. No, non sono della Lega ma già da tempo mi è stato riferito dell'interessamento del partito per le aziende del Sud e per le nostre difficoltà». Di proposte di spostare la produzione all'estero, Fiscina ne ha avute tantissime. «Ma non ci penso proprio a farlo - dice ancora - Io non sono solo un datore di lavoro, sono un fratello, un consigliere. In questi anni non siamo mai ricorsi alla Cig, anzi a volte abbiamo dovuto avvalerci di aziende che hanno lavorato per conto nostro. Sì, gli incassi sono diminuiti nell'ultimo anno del 33-35%. Ma io conosco i mutui che i miei collaboratori devono pagare, alcuni di loro sono marito e moglie. Questa azienda fa parte del paese ecco perché non me ne andrò mai da qui. Certo, bisogna essere realisti e sapere che il periodo è complicati. Ma bisogna anche essere ottimisti, sempre».

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