Caso Mastrogiovanni, parla la nipote:
«Ora mi aspetto le scuse degli altri»

Martedì 19 Novembre 2019 di Carmela Santi

«Ci sono voluti tanti anni, ma per la prima volta ho sentito un po’ di umanità in questa storia che ancora mi sembra assurda». Così Grazia Serra, nipote di Franco Mastrogiovanni dopo il mea culpa di Nicola Oricchio per la morte del maestro tenuto per 80 ore legato al letto e senza cure in psichiatria a Vallo della Lucania. Nella lettera scritta alla famiglia Mastrogiovanni, l’infermiere, condannato insieme a sei medici e ad altri dieci colleghi, nel chiedere scusa fa riferimento anche a Grazia, «esempio di donna combattiva e tenace».

Grazia era una giovane studentessa universitaria quando dieci anni fa si è trovata dinanzi alla tragica morte di zio Franco. Ha trascorso anni che dovevano essere spensierati nelle aule dei tribunali a chiedere verità e giustizia. Insieme a lei mamma Caterina, sorella di Franco, papà Vincenzo e poi i tanti membri del Comitato verità e giustizia per Franco. «Ho incontrato l’infermiere Oricchio oggi in pensione - racconta Grazia - Nei suoi occhi ho visto tormento e pentimento. Noi non abbiamo mai avuto uno spirito vendicativo, volevamo che la morte di mio zio servisse per evitarne altre. Volevamo restituirgli la dignità che gli era stata tolta». La giovane Serra va oltre: «Non è stato facile incontrarlo e ascoltare il racconto di quelle ore. Mi è sembrato sincero, ora mi aspetterei le scuse anche degli altri. Le scuse di chi in questi anni ha provato a negare l’evidenza in modo vergognoso. Farebbe bene soprattutto alla loro coscienza perché mio zio ormai è morto e il dolore di questi anni non si potrà mai cancellare». 

Ultimo aggiornamento: 07:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA